Messico-Polonia, ecco il derby di Napoli

Lozano pronto per volare con il Messico, per Zielinski l’ora di brillare con la Polonia
Messico-Polonia, ecco il derby di Napoli
8 min
Antonio Giordano e Fabio Mandarini
TagscalcioMessicoPolonia

NAPOLI - In principio fu il ginocchio, il «retaggio» d’un infortunio «vecchio», assorbito faticosamente in Olanda e trascinato (ovviamente) con sé. Poi ci fu il Covid, una paura sorda, il terrore governato nel silenzio e nell’isolamento. E quando arrivò il problema ad una coscia, volendo, si poteva pure accogliere con un sorriso quell’ennesimo sgambetto del destino: tutto passa. «Ma quella notte ebbi paura». L’11 luglio, in genere, si consumano gli ultimi giorni di vacanza, si preparano le valigie, ci si lascia baciare dagli ultimi raggi di sole e si lascia che il pessimismo si depositi negli angoli bui del proprio vissuto: «Mentre io temevo per la vita...». L’11 luglio del 2021, che sembra ieri, Hirving Lozano stava guidando i propri pensieri verso Napoli, la città da (ri)conquistare, e in quel Messico-Trinidad e Tobago preparava la propria rivincita, da assaporare con discrezione: ci sono amichevoli che sembrano sia veramente tali, nell’accezione letterale del termine, e in un sfida del genere, sulla carta impari, il pericolo resta un dettaglio. «Mentre io mi ritrovai in ospedale a piangere». Al decimo minuto d’una sfida decorativa, la sorte scelse ancora El Chucky come vittima e in quel pallone apparentemente inutile, un capriccio da atleta vero, si nascondeva un agguato. «Il collo ebbe una torsione irregolare di 180 gradi...». Scontro frontale con il portiere avversario, ferita paurosa ad uno zigomo, il terrore dipinto sul viso dei suoi compagni, storditi e quasi straziati dinnanzi a Lozano, svenuto: la barella, il collare, la tomografia, il sospetto che ci fossero danni alla cervicale, l’occhio sinistro che sanguinava («sembrava fosse esploso») formavano pensieri spettinati e incontrollabili, in quell’atmosfera mesta. «Grazie ai medici sono stato fuori solo per tre mesi, ma era un miracolo essere sopravvissuto». Ora ch’è passato, che la memoria può scacciare via quelle sensazioni dolenti, il Mondiale è un risarcimento che la dea bendata offre al chuky per riprendersi un pezzo di se stesso ed offrirlo anche a quel Napoli che nel 2019, sollecitato da Ancelotti, scelse di crederci: 40 milioni, più otto di commissioni varie, per regalarsi quel «diavoletto» che in Russia aveva sedotto quell’allenatore ritenuto un mito. «Quando mi telefonò, stavo impazzendo, non potevo crederci: voleva che andassi al Napoli. E cominciò a chiamare ogni settimana, si informava sulle mie condizioni, chiedeva come stessi. Potevo mai dire di no?».

Hirving vs Piotr

C’è un pezzettino di Napoli in Qatar e Messico-Polonia sa di derby da gustarsi pensando a ciò ch’è stata questa rivoluzione prima strisciante e poi travolgente che però è germogliata nel giardino di Castel Volturno, tra gli scatti di Lozano e i ricami di Zielinski, il profumo delicato di un’idea che sa di fresco e che ha appena raccontato a The Players’ Tribune con una lettera toccante, dedicata a se stesso e alla sua gente. «Sono felice di essere qui, perché grazie al chirurgo sono rimasto fuori soltanto tre mesi. Ma molti medici hanno detto che essere sopravvissuto è stato un dono. In questi anni, con il Messico, abbiamo vissuto cose belle e altre un po’ meno, ma siamo lo stesso Paese, siamo 130 milioni che vorranno godersi questo Mondiale. Proveremo gioia tutti. E se voi ci crederete, noi ci crederemo. Anche quando siamo lontani io vi sento. Io vi ho sentito. Facciamo tremare la terra». Cos’altro può far paura ad un uomo che ne ha vissute così tante? 

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Il polacco, punto fermo di Spalletti

Per spazzare via anni di critiche travestite da rimpianti (sempre la stessa storia, ovunque), per confermare di aver trovato continuità e scintille, per dimostrare una volta per tutte di essere una stella. Al mondo intero: inno polacco, inchino e vai Zielinski. Zielo di Polonia ma anche di Napoli: oggi capiterà che lui e il Chucky divideranno il popolo azzurro delle simpatie, è inevitabile, ma vederli debuttare faccia a faccia in Qatar sarà soprattutto una soddisfazione per il club, per Spalletti e per la gente. Sì, tutto bello. E poi è meglio abituarsi alle cose serie e alle partite serissime in vista della volata-scudetto: il Mondiale dei napoletani. A voi.

Le attese

E allora, maglia diversa ma stesso numero: 20 Zielinski. Chissà un numerologo cosa direbbe, come la spiegherebbe, ma nel frattempo la Polonia aspetta dal signore di cui sopra esattamente il carattere, le giocate, i gol (6) e gli assist (7) esibiti con il Napoli in questa prima parte di stagione. Con la Nazionale, finora, è andata più o meno come sempre: Piotr è un centrocampista chic, un potenziale fuoriclasse ma anche uno che - vai a capire il perché - attacca e stacca la spina con la stessa semplicità con cui tratta il pallone. Eccole: le famose critiche travestite da rimpianti. La sua crescita nell'approccio e quella capacità tutta nuova di aggredire le partite con la tenacia del mediano-lottatore, però, non sono passate inosservate: dal campionato italiano alla Champions, passando per la Polonia. Che ora, sin da oggi, si aspetta da Zielo un rendimento simile.

Ieri e oggi

Pressione notevole, notevolissima ma giustificata dalla qualità di questo giocatore di 28 anni che dopo tanta e anzi troppa intermittenza sembra entrato nell'età dell'oro. Color Mondiale: lui è uno dei più attesi della Nazionale polacca, a maggior ragione dopo l'eliminazione immediata nel 2018. Ne è passato del tempo, vero? E troppe cose anche orrende sono accadute: quattro anni fa la Polonia arrivava in Russia piena d'entusiasmo e questa volta invece è partita per il Qatar scortata in volo fino alla punta meridionale del Paese da due caccia F16, cioè due aerei da guerra, per una forma di precauzione dopo i missili caduti a Przewodow, un villaggio non lontano dal confine con l'Ucraina. A due passi c'è la guerra.

Italiani di Polonia

Oggi, invece, allo Stadium 974 di Doha si parlerà di calcio. Si giocherà al calcio. E Messico-Polonia non sarà soltanto la storia di Zielinski contro Lozano: c'è qualcosa del Napoli ma anche della Roma con Zalewski; della Juve con Milik e Szczesny; del Bologna con Skorupski; della Fiorentina con Zurkowski; della Salernitana con Piatek; dello Spezia con Kiwior; del Benevento di Cannavaro con Glik (unico giocatore della rosa a militare in una seconda divisione); della Samp con Bereszynski. Dieci polacchi d'Italia che in origine, con Dragowski, erano undici: la sorte, però, ha deciso per il portiere dello Spezia e un brutto infortunio alla caviglia destra rimediato nell'ultima di campionato con il Verona lo ha costretto a dare forfait.

Sogno Lewa

Ossatura di volti noti, insomma, quella della Nazionale che si appresta a debuttare in Coppa con il Messico: dovrebbero essere in tanti a giocare dal primo minuto, ma ieri il ct Michniewicz non ha voluto dare indicazioni né in fatto di modulo - difesa a tre o a quattro - e tantomeno di uomini. Una certezza? Manco a dirlo: Lewandowski. Una fabbrica di gol che però, sembra strano, non è mai riuscito ad andare a segno in un Mondiale. Quello che per lui comincerà oggi, a 34 anni compiuti, sarà il secondo e anche l'ultimo: «Segnare una rete sarebbe un sogno enorme: farò di tutto per coronarlo». 

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