Il coraggio degli iraniani, mentre Infantino e la Fifa si voltano dall'altra parte

Nelle stesse ore in cui i calciatori della Nazionale in Qatar non cantavano l'inno nazionale, in segno di protesta contro la barbara repressione del regime di Teheran, in Iran è stata emessa la sesta condanna a morte di un manifestante. Ma il presidente della federcalcio mondiale continua a osservare un silenzio sempre più assordante sulla questione iraniana. Intanto, è stato sequestrato il passaporto ad Azmoun che, su Instagram (5,1 milioni di follower), ha scritto: "Il mio cuore si è spezzato per Mahsa Amini e per quelli che come Mahsa Amini sono innocenti"
Il coraggio degli iraniani, mentre Infantino e la Fifa si voltano dall'altra parte© Getty Images
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Xavier Jacobelli
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Vi ricordate ciò che disse Gianni Infantino sabato scorso, alla vigilia del calcio d'inizio del mondiale? "Oggi mi sento qatarino, mi sento arabo, oggi mi sento africano, oggi mi sento gay, oggi mi sento disabile". A parte il tenore melodrammaticamente ipocrita dell'incipit e di ciò che ha detto pure dopo, ha pronunciato Infantino una, dicasi una parola iraniana? Ha spiegato Infantino perché non abbia accolto la richiesta degli oppositori al regime di Teheran, affinché escludesse la Nazionale, in considerazione dei massacri di cui si è macchiato e si sta macchiando? Zero virgola
zero. Intanto, nelle stesse ore in cui, davanti al mondo, prima di affrontare l'Inghilterra i calciatori iraniani non cantavano l'inno nazionale, in Iran è stata emessa la sesta condanna a morte di un manifestante.

A Sardar Azmoun, amatissima stella del calcio asiatico, è stato sequestrato il passaporto. Azmoun che nel settembre scorso, prima dell'amichevole in Austria con il Senegal, assieme ai compagni aveva coperto la divisa della nazionale con un giubbotto nero, in segno di lutto. E, anche allora, nessuno aveva intonato l'inno nazionale. Azmoun che aveva scritto su Instagram: "Vergognatevi. Se la punizione definitiva per me è essere espulso dalla Nazionale, questo è un piccolo prezzo da pagare per una sola ciocca di capelli di una donna iraniana. Ciò che è accaduto non sarà mai cancellato dalla nostra coscienza. Non ho paura di essere escluso. Vergognatevi per avere ucciso le persone così facilmente. Lunga vita alle donne iraniane".

Dopo un lungo braccio di ferro fra il ct Queiroz e la federazione di Teheran, Sardar è stato convocato per il Mondiale: al pari dei suoi compagni di squadra, sa di rischiare molto schierandosi con la protesta anti-regime. Lo fa, ad onta di una Fifa che, all'inizio di novembre, aveva invitato la federazioni delle nazionali impegnate in Qatar "a concentrarsi sul calcio senza dare lezioni morali e senza farsi trascinare in battaglie politiche e ideologiche". Come se quasi 400 morti e circa 18 mila arresti in due mesi non dovessero indurre i giocatori a concentrarsi anche su ciò che sta accadendo in Iran. Ha postato ancora Azmoun sul suo profilo Instagram che conta 5,1 milioni di follower: "Il mio cuore si è spezzato per Mahsa Amini e per quelli che come Mahsa Amini sono innocenti. Hanno lasciato il mondo e hanno lasciato un dolore nel cuore delle persone che la storia non dimenticherà mai". La storia non dimenticherà mai nemmeno chi è stato il presidente della Fifa al tempo del mondiale in Qatar, che cosa ha detto. E, soprattutto, che cosa non ha detto.

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