
Germania, ci vediamo a Roccaraso
Se i qatarioti volevano rendere sorprendente e più interessante il loro disorganizzatissimo, contestatissimo Mondiale per il momento ci sono riusciti (trovo splendidi solo gli stadi di un evento che ha mosso complessivamente 220 miliardi: Doha ha cambiato faccia). Complimenti al regista Al-Sorrentin (con i soldi tutto è possibile) che non è Al-Infantino, anche se al presidente della Fifa una fantasia spiazzante non manca di certo. Le sconfitte dell’Argentina e della Germania con sauditi e giapponesi - e per altre ragioni quella del ricchissimo Qatar con il povero Ecuador - hanno infatti moltiplicato le attenzioni su un torneo in cui i grandi sembrano molto meno grandi e i piccoli e medi molto meno piccoli e medi: il livello si sta abbassando da anni in modo costante, ma pochi si sono accorti che sono spariti i campioni “veri”. Marocco-Croazia non figura nella lista dei risultati shock soltanto perché la squadra di Walid Regragui allinea Mazraoui, Hakimi, Ziyech e El-Nesyri, gente che frequenta i principali campionati europei per di più con i top club.
Quattro anni fa uno dei titoli più divertenti e nell’intenzione consolatori che offrimmo al lettore fu proprio quello relativo alla clamorosa eliminazione della Germania: “Ci vediamo in spiaggia”. Il Mondiale si disputava ancora - come da tradizione per vil denaro tradita - in estate e ci si poteva dare appuntamento al mare anche per mettere - che so - la testa sotto la sabbia, come gli struzzi. Oggi “Ci vediamo a Roccaraso” (cit. Checco Zalone) non sortirebbe lo stesso effetto.
Va detto che la Germania non se la passa bene da qualche tempo: salutato Joakim Loew, si sono affidati a Flick, totalmente assorbito dal cambiamento generazionale - Schlotterbeck, Raum, Musiala, Havertz, Moukoko, Bella-Kotchap -, fase che ha privato la selezione di un centravanti di primissima fascia, del risolutore: le otto stagioni del polacco Lewandowski al Bayern hanno inevitabilmente tolto spazio e speranze a qualsiasi talento tedesco.
Tra martedì e ieri abbiamo assistito a due modi opposti di affrontare un avversario tecnicamente superiore e, oltreutto, più prestigioso. Opposti, ma entrambi vincenti. L’Arabia ha avuto molta fortuna e, una volta in vantaggio, ha piazzato due carovane di cammelli davanti alla porta di Al-Owais; il Giappone ha invece provato a giocare alla pari dei tedeschi, non si è affidato esclusivamente alla difesa e al contropiede. Domanda: cosa o chi determina la differenza di atteggiamento?
Una risposta io l’avrei. Attendo la vostra. Nel frattempo, banzai! Evviva!
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