Valencia e Mbappé l’anomalia

Valencia e Mbappé l’anomalia
3 min
Marco Evangelisti
TagsMbappéValenciaMondiali

E' bello che in un’epoca come la nostra, in cui tutto il mondo è paese digitale e non c’è chi non si conosca, avvengano ancora questi incontri casuali, curiosi, stranianti. Enner Valencia e Kylian Mbappé con tre gol ciascuno che s’incrociano in testa alla classifica dei cannonieri arrivando da direzioni diverse, anzi opposte. Dagli antipodi al centro del Mondiale e non importa chi sia l’intruso: conta che i due si salutino con una stretta di mano segreta e complice, leader di ciò che possono, Mbappé di una Francia dall’immenso serbatoio di talento e dal palmares incrostato di diamanti, Valencia di un Paese piccolo, da 18 milioni di abitanti, ricco più di fantasia che di risorse calcistiche, più di voglia di esserci che di occasioni per soddisfarla.

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Valencia, che al Fenerbahce prende 1,7 milioni all’anno, non è rimasto ovviamente il figlio di contadini poverissimi. Mbappé dal canto suo non lo è mai stato. Ma ugualmente, che il calcio li metta insieme in cima a qualcosa ha del meraviglioso. Almeno dell’inatteso. E non è il fatto che Mbappé di milioni ne guadagni 128 netti a stagione e sarebbe il calciatore più felice del mondo se i soldi facessero la felicità. Quello è caso, è natura ed è mercato. Valencia e Mbappé non dovrebbero essere destinati a dividersi un bel niente per altre ragioni. A Mbappé manca una storia di riscatto alle spalle, è uno di quei figli di banlieu che non hanno avuto bisogno di odiare nessuno: il padre tecnico e dirigente sportivo, la madre giocatrice professionista di pallamano, nulla di spettacolare e nulla di infernale. La città gli bruciava intorno, come no, ma il fuoco della rivolta non lo ha sfiorato. Mbappé quando gioca ride, libera la sua possente allegria. Valencia si ribella a ogni colpo che gli arriva, lecito o meno, sprigionando rabbia. Da Mbappé si pretendono idee sull’ecologia e sulla politica internazionale. Da Valencia in Ecuador pretendono solo gol: tutte e sei le reti della squadra nelle ultime due partecipazioni, nel 2014 e quest’anno, le ha segnate lui. Per forza l’infortunio subito contro l’Olanda causa angoscia. Valencia non finge cultura: ricorda che quando raccontava ai suoi di essere andato a scuola in realtà era stato a dar calci a qualsiasi cosa gli sembrasse adatta, a un pallone, a un frutto rotondo, a una bottiglia vuota.

Mbappé ha conosciuto la benedizione del talento e dell’ampia facoltà di pubblicizzarlo. Valencia è vissuto pericolosamente, è stato accusato di non pagare alimenti, ha finto di infortunarsi per evitare di essere arrestato a fine partita. E fondamentalmente non ha mai sfondato: West Ham, Everton, niente di più. Poteva andare alla Lazio, ma cacciarono Bielsa. Poteva andare al Chelsea, ma andò via Mourinho. Così ecco il Messico, poi la Turchia. Mentre Mbappé, di dieci anni più giovane, mette il Real contro il Paris Saint-Germain, gioca al rialzo e deve solo chiedere palla in verticale a Messi e Neymar. Ora sono lì insieme e possono illudersi di essere uguali. Non durerà, ma ci penseremo domani.


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