Il Mondiale della fifa© EPA

Il Mondiale della fifa

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
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Tra meno di cento giorni, 96 per l’esattezza, partirà – ce lo auguriamo – il Mondiale del mancato Nobel per la mancata Pace Donald Trump. Gli organizzatori si stanno preparando con cura tra una guerra e l’altra. Venezuela, Messico e Medio Oriente sono avvisati.

Qualcosa negli ultimi tempi è successo: bombardamenti, morti, diplomazie azzerate, estensioni dei conflitti, minacce diffuse. L’Iran, qualificatosi, non parteciperà, l’Italia non sa ancora se sarà presente, ma solo per motivi sportivi.

A giugno volare sarà un incubo, immagino. Quarantotto delegazioni di tifosi, ovvero milioni di appassionati, avranno non poche difficoltà a entrare nell’America blindata. E soprattutto a uscirne.

E la Fifa? Tace. Nonostante il suo quartier generale sia a Doha, in Qatar, dove non se la stanno passando bene: nessuna avvisaglia di rinvio del torneo, nessuna indicazione su emergenze da affrontare. Il mondo non è più lo stesso e loro muti. Make Soccer Great Again.

Ricordo che nel 1990, - chiedere a Montezemolo - in una situazione nemmeno paragonabile all’attuale, il nostro Paese, 12 città impegnate e controlli rigidi, s’imbarcò nell’impresa di confinare gli inglesi in Sardegna per un conflitto in corso con gli argentini (caso Falkland).

Era un’altra Fifa, o almeno non la presiedeva un italiano. Tempi lontanissimi: in 36 anni è cambiato il millennio e le comunicazioni sono diventate istantanee come i missili e i droni.

Resta da chiedersi cosa aspetta Gianni No Worries Infantino, che ha consegnato il premio della Pace alla Casa Bianca, a informare il mondo su che ne sarà del Mondiale.


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