Record di cartellini e falli commessi, perdite di tempo e un campo che...: cosa dobbiamo temere della Bosnia© Getty Images

Record di cartellini e falli commessi, perdite di tempo e un campo che...: cosa dobbiamo temere della Bosnia

La squdra del ct Barbarez è un mix di esperienza (Dzeko) e gioventù (tanti altri): complica le gare, chiude gli spazi e ha un 4-4-2 ben rodato
Fabrizio Patania
4 min

Meglio la Bosnia del Galles? Non ha senso l’interrogativo. Partiamo da un semplice ragionamento di calcio per smontare le analisi superficiali che condannerebbero senza attenuanti gli azzurri in caso di mancata qualificazione al Mondiale. Un’eventuale finale a Cardiff, pur considerando le qualità tecniche di alcuni attaccanti da Premier, avrebbe aperto il campo al contropiede degli azzurri, favorendo il piano tattico di Gattuso. Non c’è bisogno di avvisare il ct, Buffon e Gravina (in tuta dall’inizio del ritiro) perché lo sanno benissimo. La Bosnia non ti fa giocare, non concede spazio, sa difendersi e perde tempo. L’arte di “sporcare” e rendere complicate le partite, spezzando il gioco, appartiene alla squadra del ct Sergej Barbarez. Non a caso, dall’inizio delle qualificazioni Uefa al 2026, hanno il record di cartellini gialli (ben 25) e dei falli commessi (159). Ti tolgono il ritmo, lo abbassano e il campo di Zenica, non esattamente un tavolo da biliardo, diventa spesso una trappola. L’ultimo precedente risale all’amichevole di Empoli del giugno 2024: Spalletti e gli azzurri stavano per partire verso la spedizione fallimentare in Germania, finì 1-0 con un gol di Frattesi. Partita inguardabile, attacco inceppato, poche occasioni.

Non solo vecchi marpioni, crescono giovani talenti

Il ranking Fifa non inganni. La scuola slava resiste e sta rifiorendo attraverso alcuni giovani talenti. Non ci sono solo vecchi marpioni come Edin Dzeko, intramontabile capitano, 40 anni appena compiuti, autore di un altro gol decisivo per spingere la Bosnia verso i supplementari e il sogno di tornare al Mondiale dove manca (come l’Italia) dal 2014. Il cigno di Sarajevo ha segnato di testa, anticipando tutti sul primo palo, al minuto 86. Solo il gesto vale il dovuto rispetto per un centravanti conosciutissimo in Italia e smarrito, nei primi sei mesi di stagione, dentro la baraonda di Firenze. Allo Schalke 04 da fine gennaio ha ritrovato la condizione, segnando 6 gol in 8 partite. Lo affianca Demirovic, 28 anni, 9 gol in 18 presenze con lo Stoccarda, valutazione 22 milioni: farebbe la differenza in Serie A. Stesso discorso per Alajbegovic, 18 anni, talentino di proprietà del Bayer Leverkusen, ora al Salisburgo. È diventato un eroe nazionale dopo aver trasformato l’ultimo rigore: freddezza e qualità tecniche lo annunciano come un asso del futuro. Lo stesso discorso vale per Bajraktarevic, 21 anni, ala del Psv Eindhoven, uno dei più apprezzati in Eredivisie.

 

 

La corsa di Dedic contro Dimarco

La Bosnia gioca un 4-4-2 classico e si appoggia ai due attaccanti. Dzeko fa salire la squadra, Demirovic attacca la profondità. Occhio alla fascia destra. Dimarco è un top, ma davanti troverà un esterno niente male. Dedic ha il posto garantito da Mourinho al Benfica: a fine gennaio, in Champions allo Stadium, demolì Cambiaso. Velocità e cambio di passo, lavorando da attaccante aggiunto, dietro è vulnerabile se attaccato, in Galles ha sofferto i dribbling di Brennan Johnson, ma il confronto con l’interista sarà basato sul movimento e sulla corsa. L’Italia si affida ai cross. La Bosnia a Cardiff ha rischiato senza affondare. Muharemovic e Katic di testa hanno preso e respinto quasi tutti i palloni. Il gioiello del Sassuolo, scoperto e cresciuto dalla Juve, sarebbe entrato senza discussioni nel gruppo dei sette centrali convocati da Gattuso, anzi forse giocherebbe titolare nella difesa dell’Italia. Kolasinac, svezzato da Gasperini all’Atalanta, aspetterà Politano (o Palestra). Sunjic, mediano del Pafos, e Tahirovic, ex gioiello dell’Ajax transitato in età giovanissima dalla Roma, governano il centrocampo. Squadra vera. Età media di 26,9 anni. Un mix di esperienza e talento. Ci renderanno dura la vita.

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