Leo Messi, sei uno spettacolo: tripletta show e l'Argentina strapazza l'Algeria

Il campione fa impazzire gli Stati Uniti con due gol di sinistro e uno di destro: il mondo ai suoi piedi
Chiara Zucchelli
3 min

Tutto si può fermare meno che il tempo. E mica è proprio vero. Provate a dirlo al signor Lionel Andrés Messi Cuccittini, per il mondo Leo Messi. Trentanove anni tra una settimana esatta: il tempo, lui, lo ha fermato eccome. Lo mette chiaro e tondo al Kansas City Stadium dove segna quattro gol: il primo gli viene annullato per fuorigioco; gli altri tre, due con il mancino dei sogni e uno di destro, sono tutti buoni. Ah già, la partita: l'Argentina strapazza l'Algeria, vince tre a zero con la tripletta del suo capitano che diverte e si diverte, approfittando della serata non esattamente di grazia di Luca Zidane, classe 1998, portiere figlio d'arte. Davanti agli occhi di papà Zizou il portiere algerino non è impeccabile né sul primo gol di Messi (mancino delizioso da fuori area) né sul secondo, quando l'ex Barça è lesto a ribattere in rete una pessima respinta sul tiro di Mac Allister. Con la terza rete Leo entra, ancora una volta, nella storia: Nico Paz gli serve un pallone d'oro, Messi lo manda in porta a fil di palo dal limite dell'area e diventa il miglior marcatore della storia dei mondiali insieme a Klose. I gol sono 16, tempo per firmare altre pagine meravigliose ancora c'è.

 

 

Messi, il mondo ai suoi piedi

Intanto, stasera la scena è tutta sua: pallone da mettere in bacheca, copertine dei siti e dei giornali di tutto il mondo per lui, Stati Uniti, dove ora gioca e vive, impazziti. Comprensibile. E doveroso, nonostante qualche polemica per un pestone a Mandi che forse meritava almeno il giallo. La tripletta con cui arriva a 120 (120!) gol con la nazionale è uno spettacolo meraviglioso e ci ricorda perché amiamo tanto questo sport. Mentre tutti parlano delle pause per l'acqua e pure per gli spot pubblicitari, mentre si discute del jet di Infantino con la stessa naturalezza con cui si parla di diritti umani, mentre i giocatori si lamentano dei campi e i tifosi dei prezzi dei biglietti, Leo ci ricorda che il calcio è ancora una cosa semplice. È di chi lo ama e di chi lo fa amare. Soprattutto se poi è pure capace di fermare il tempo.

 

 

 

 


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