Ancelotti risolve problemi
Il Brasile va avanti, ma sarebbe più giusto dire che avanti ci va soprattutto Ancelotti. Breve chiacchierata per telefono, durante l’intervallo, con un collega amico di Carletto. Il Giappone sta vincendo 1-0. “Oh, stanno sbagliando tutto, vanno a uno all’ora, c’è gente che cammina”, dico io parlando del Brasile ovviamente. Risposta: “Ma io confido nel culo di Carletto”. Passano dieci minuti, messaggio whatsapp quando le squadre stanno rientrando in campo: “Spero di sbagliarmi, ma tenere dentro Casemiro è un rischio grosso”, ancora chi scrive. E il collega, che ne ha viste tante di Ancelotti: “Se conosco Carlo, fa gol Casemiro”.
Solo 15 minuti di vero Brasile
E' tutto agli atti. Casemiro, che arrancava nel vano inseguimento di Sano nell’azione del gol giapponese, è rimasto in campo (e aveva pure un’ammonizione che gli pesava sulla testa), è riemerso dai fumi di un primo tempo più che anonimo e ha piazzato il colpo di testa dell’uno a uno. Il 2-1 invece è un misto fra la dote di cui parlavamo sopra e l’intuizione del ct, che ha messo dentro Martinelli al posto di uno spento Matheus Cunha e la rete della qualificazione agli ottavi è arrivata dall’uomo dei Gunners al 50' del secondo tempo, quinto minuto di recupero. Di memorabile in questo sedicesimo di finale resta solo un quarto d’ora, quello di inizio ripresa quando il Brasile ha fatto il Brasile. Poco prima le telecamere avevano indugiato su un terzetto niente male in tribuna, il canuto Bebeto, il non proprio asciutto Ronaldo Fenomeno e Roberto Carlos, magari sono stati loro a dare l’ispirazione a una squadra fino a quel momento irriconoscibile. Una squadra che aveva preso un gol per un errore imperdonabile di Danilo (poco prima l’errore era stato però di un arbitro italiano, Mariani, che non aveva ammonito per la seconda volta l’autore del gol giapponese), ma Sano era partito palla al piede da metà campo, quando aveva calciato dal limite dell’area c’erano sei brasiliani in difesa e nessuno era riuscito a fermarlo.
Ma Ancelotti...
Il meglio della partita è tutto nel quarto d’ora brasiliano, con un’occasione di Bruno Guimaraes, due rimpalli sulla linea di porta del Giappone dopo un colpo di testa di Casemiro, il pareggio di Casemiro e il palo di Vinicius con un’azione maradoneggiante, tunnel, dribbling, sterzata, colpo di esterno e guizzo di Suzuki con deviazione sul palo. Finora è l’azione individuale più bella di questo Mondiale. Poi altro rallentamento, altra gestione sia del Brasile che del Giappone, fino al recupero e al colpo perfetto di Martinelli. Tolti quei 15 minuti, non è stato un Brasile travolgente, si è inceppato di fronte all’organizzazione difensiva del Giappone. C’era poco movimento, Matheus Cunha e Rayan non si muovevano e il lento giro palla della Seleçao favoriva il controllo di Suzuki (bravissimo) e compagni. Il Giappone ha fatto tutto quello che poteva e doveva fare, difesa e contropiede, difesa solida e contropiede fulminante. Il Brasile no, doveva fare di più e meglio. E’ mancata la dote che il mondo riconosce a questa squadra, la tecnica pura: solo Vinicius saltava l’avversario, gli altri no, ci rimbalzavano sopra. Il grande merito dei brasiliani è quello di non aver perso mai la pazienza, forse anche perché sapevano chi c’era in panchina: quando le partite si ingarbugliano e tutto sembra perso, chiamate Ancelotti, ci pensa lui.
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