Bergamo alta, Roma bassa
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Bergamo alta, Roma bassa

E così fu. La Lazio le ha prese dall’Atalanta, e senza scansarsi - detesto questo genere di sospetti. Nel secondo tempo è stata messa sotto quasi brutalmente: il calcio a ondate di Gasperini ha travolto in particolare Wallace, che è annegato nelle sue ingiustificate sicurezze ed è stato sistematicamente fischiato dalla curva.

E così fu. La più in forma e bella del campionato, capace di prendere 24 punti nelle ultime 10 partite e di segnare 40 gol in trasferta sui 71 totali, ha battuto l’avversaria che sulla stessa distanza di punti ne ha raccolti 14 e che ritroverà il 15 in finale all’Olimpico; un’avversaria, la Lazio, che non poteva permettersi di rischiare spudoratamente l’Europa.

Si possono coltivare tutti i dubbi del cuore e della pancia, ma la realtà è il campo: ha vinto chi da mesi gioca meglio di tutti, un primato non solo estetico ribadito in più occasioni e mai in modo banale, addirittura celebrato dalla Nord di Marassi che ieri, prima della partita con la Roma, ha esposto un lungo e affettuoso striscione (anche di protesta trasversale): “Belìn come gioca bene l’Atalanta”. Gasperini s’è concesso un tocco di frivolezza: “Belin Belen”, ricordando altri striscioni e le stagioni genoane.

E così fu. In fondo proprio la Roma è stata la sola a scansarsi, allontanandosi ancora un po’ dall’obiettivo quando mancavano pochi istanti alla fine: in cinque minuti è passata dall’1-0 da 61 punti alla sconfitta evitata grazie a un rigore parato da Mirante.

A questo si è ridotta (la) Roma: a scannarsi per il quarto posto - ripeto, il quarto -; a vivere più di illusioni che di programmi; a sperare che Conte faccia come Ancelotti col Napoli e decida di accettare la proposta di Pallotta e Fienga sfidando se stesso e la logica del superallenatore vincente; a fantasticare sul futuro più che a disperarsi per il presente (e non fatemi parlare di Nzonzi). Ieri il nostro giornale ha chiesto al Bostoniano di completare in fretta l’opera di seduzione dotando la squadra della guida invocata dai tifosi e perfino da Totti e (immagino) De Rossi: un acquisto che varrebbe quanto un posto Champions strappato all’ultima giornata.

Una volta le belle provinciali vincevano gli scudetti, oggi terrorizzano le grandi ritardatarie. E nel dibattito fra esteti e risultatisti nessuno s’azzarda a discutere Gasperini. Mai come oggi l’ingaggio del tecnico conta più di quello di un bomber. Conte come Capello?

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