Gravina esclusivo: Serie A, playoff per assegnare lo Scudetto

Il presidente della Figc rilancia il suo progetto: "Campionato in tre fasi e Final Eight per assegnare il titolo, e riapriamo gli stadi. Nazionale? Voglio vincere gli Europei"

© ANSA
Alessandro Barbano

Presidente Gabriele Gravina, nel nostro editoriale di ieri abbiamo fissato tre priorità per la stagione che riparte: riaprire gli spalti per salvare le finanze dei club, cambiare i campionati per fidelizzare i tifosi che fuggono da stadi e tivù, vincere gli Europei per restituire all’Italia una reputazione sportiva degna del suo nome. Si riconosce in quest’agenda? «Sì, sono tre traguardi che il calcio italiano può centrare insieme, se dimostra lucidità e responsabilità».

Li metta in fila, per piacere.
«Lo avete scritto voi, si tengono l’un l’altro. Ma la mia preferenza va all’ultimo in ordine di tempo. Un trofeo negli Europei ci manca da troppi anni. Mancini ha costruito le premesse per giocarsela con le altre Nazionali big. Ma soprattutto ha acceso un entusiasmo inedito attorno agli azzurri. Per il coraggio delle sue scelte e per i risultati che lo hanno premiato. Questo entusiasmo ora va innaffiato. I nostri tifosi meritano di tornare negli stadi. Senza di loro il calcio è uno spettacolo monco».

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Veniamo al ritorno dei tifosi sugli spalti. Perché, secondo lei, il calcio viene sempre dopo?
«Voglio fare autocritica. Dobbiamo riconquistare un ruolo sociale. Far comprendere ciò che rappresentiamo, in senso economico, civile, valoriale. Il risultato ottenuto riaprendo il campionato a giugno, senza contraccolpi epidemiologici, è un grande punto a nostro vantaggio. Per quello di buono che abbiamo fatto, ora possiamo concorrere alla pari con altre organizzazioni sociali ed economiche al rilancio del Paese. Ci è stato detto che bisognava aspettare la riapertura delle scuole, adesso spero che i riscontri positivi ci consentano di parlare di riaprire gli spalti. Certo, mi dispiace che ancora una volta l’Italia vada a rimorchio di esempi che arrivano da altri paesi, come la Germania».

Bastano i play-off per rendere contendibile lo scudetto? O bisogna rivedere anche l’equilibrio tra campionati nazionali e competizioni europee?
«A me pare che le gare internazionali stiano crescendo di anno in anno. Noi invece non riusciamo a cambiare al nostro interno. Si teme che i play-off penalizzino le società che sono abituate a vincere e che investono di più».

Non è così?
«No, se se costruisci un campionato che affascina ogni giorno. Il nostro rischia di perdere pubblico, se in alcune fasi non è più decisivo per squadre che hanno già acquisito un risultato di retrocessione o di salvezza, o di piazzamento. E a quel punto non vale più chi vince o chi perde. Ma uno sport dove non si vince e non si perde non ha senso».

Qual è il modello che ha in testa?
«Sto lavorando a un campionato diviso in tre fasi, con una final eight per assegnare il titolo».

Leggi l'intervista completa sul Corriere dello Sport-Stadio

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