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Nba, perché la bolla ha funzionato: la Serie A può imitarla?

La stagione si è conclusa con la vittoria dei Lakers e zero positivi al Coronavirus negli ultimi tre mesi. Un modello cui ora guarda anche il nostro campionato, anche se replicarlo fedelmente è difficile per diversi motivi

Nba, perché la bolla ha funzionato: la Serie A può imitarla?

Il campionato Nba si è concluso con successo, con la vittoria dei Los Angeles Lakers, e con zero positivi al Coronavirus negli ultimi tre mesi. A rendere tutto questo possibile è stata la famosa “bolla” a cui ora comincia a guardare anche il calcio. Ma la Serie A potrebbe davvero replicare il modello Nba? Vediamo come funziona.

22 squadre chiuse in tre hotel

22 squadre sono rimaste chiuse per tre mesi nel grande parco Disney World di Orlando in Florida. Ad ospitarle tre grandi resort di lusso: ogni club poteva portare 36 persone. In più erano presenti centinaia di addetti ai lavori e pochi giornalisti (una ventina). Tutto è stato organizzato nei minimi dettagli, tanto che i giocatori hanno ricevuto un dossier di più di 100 pagine con il regolamento da studiare. L’operazione nel complesso è costata circa 160 milioni di dollari, ma ha evitato una perdita ben più grande, fino a un miliardo.

Una palestra per tre ore

Tutti si sono sottoposti a tampone ogni 24/48 ore. Ogni squadra aveva a disposizione una palestra per tre ore al giorno per allenarsi. Al termine della seduta veniva sanificata con attenzione prima di far entrare il team successivo. Le partite venivano giocate nelle arene all’interno del resort e i giocatori dovevano presentarsi già cambiati. Risultato? La vita nella bolla è iniziata il 7 luglio ed è terminata la notte scorsa (poco più di tre mesi) con la vittoria dei Lakers e zero contagi.

Modello replicabile in Serie A?

Un modello di successo cui ora guarda anche la Serie A. Secondo qualcuno sarebbe l’unico modo per concludere il campionato. Quali sono però i problemi? Intanto è difficile trovare un posto per chiudere le 20 squadre di A e permettere loro di allenarsi e giocare le partite. Non bastano palestre, ma servono anche campi da calcio. Inoltre il campionato è intrecciato con la Champions e gli impegni delle nazionali, quindi i giocatori devono per forza di cose uscire dalla bolla e viaggiare. Si potrebbe quindi prendere il modello Nba come esempio, anche se non è possibile replicarlo allo stesso modo. Bisogna capire cosa ne pensano i giocatori, che già nella stragrande maggioranza hanno manifestato nella scorsa stagione la loro contrarietà a mini lockdown o ritiri permanenti per evitare i rischi di contagio. Resta il fatto che la Serie A ora guarda sempre con più interesse al modello Nba e già qualche allenatore si è espresso in suo favore. Vedremo come andrà a finire.

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