Milan, per il Napoli c'è l'anti Maradona

Senza Pioli, a guidare i rossoneri ci sarà il vice Murelli, detto "Muro": il motivo è presto detto e qualcuno se lo ricorderà...
Milan, per il Napoli c'è l'anti Maradona© LAPRESSE

«Muro tocca a te». Muro è Giacomo Murelli, il vice di Stefano Pioli. E chissà che il tecnico del Milan non abbia detto proprio così al suo secondo, nel momento in cui ha appreso che pure il tampone molecolare, dopo quello antigenico, aveva dato lo stesso risultato, ovvero positivo. Sarà Muro quindi a dirigere gli allenamenti per questa settimana, e anche oltre, e sarà sempre lui a guidare la squadra domenica sera a Napoli. Sarà diverso nella forma, ma solo fino ad un certo punto nella sostanza. Murelli, infatti, per Pioli non è soltanto un amico fraterno e il vice ideale, ma anche un contraltare tecnico. Nel senso che non si tratta del classico “signor sì”, che asseconda unicamente le scelte del “capo”, ma è abituato a dare il suo contributo su idee tattiche, strategie, metodologie di allenamento. E se c’è qualcosa che non lo convince, non si fa problemi a manifestarlo. Insomma, la verità è che chi ingaggia Pioli, in realtà ingaggia una coppia. Perché quei due lavorano in simbiosi e, soprattutto, sono inscindibili.

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Murelli, l'anti Maradona ai tempi di Avellino

Lo sono diventati attraverso un lungo percorso, cominciato quando erano entrambi al Parma. Murelli è nato a San Secondo Parmense nel 1964, Pioli in città un anno dopo. Si sono incrociati la prima volta nel 1982. Giacomo, pur giovanissimo, era già in prima squadra. Stefano, invece, era negli Allievi, ma si allenava già con i grandi. Erano insieme anche quando la squadra ducale, nel 1983/84, ha conquistato la promozione in serie B. L’estate successiva, però, i loro sentieri si sono divisi. Pioli, stopper, aveva attirato le attenzioni della Juventus ed aveva fatto le valigie per Torino. Murelli, terzino, era partito per Avellino. Qualcuno, a Napoli, se lo ricorderà. In quegli anni, infatti, si era guadagnato l’etichetta di “anti-Maradona”. Toccava a lui marcare l’argentino, a cui, in 4 stagioni, aveva concesso di segnare solo una volta. Merito dell’attenzione, della concentrazione e dell’applicazione che Murelli metteva in campo.

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