Dad, derby Lazio-Roma a domicilio

Unite nella battaglia per ripartire, le due squadre hanno poi seguito percorsi differenti per raggiungere lo stesso obiettivo
Dad, derby Lazio-Roma a domicilio
Ivan Zazzaroni

È il primo derby della storia in zona gialla. Una partita indecifrabile, anche se qui al Corriere stiamo provando da giorni a immaginarcela. Questo è peraltro l’anno meno indicato per azzardare previsioni, pronostici: troppi gli imprevisti, infinite le variabili, quotidiane le sorprese. È un derby assai diverso e distante dai 174, coppe comprese, che l’hanno preceduto. Certamente non paragonabile ai più recenti: il proprietario della Roma, ad esempio, sarà in tribuna (con il figlio) e non a Boston o a Miami, e in caso di sconfitta non invierà sms sgradevoli a quei produttori di “bullshit” che sono i giornalisti non allineati.

È diverso e distante anche perché si giocherà a porte chiuse, e chi ha assistito almeno una volta a un derby della Capitale sa che la presenza fisica dei tifosi è da sempre la madre di tutte le pressioni, sia prima che durante. Fredda, asettica, è stata la vigilia in una città chiusa per covid che soltanto lunedì scorso si è riaperta parzialmente - e immagino temporaneamente - alla vita e alle passioni. Potremmo definirlo il primo Derby a Domicilio: DAD, lo stesso acronimo contestato dagli studenti che vorrebbero essere a scuola, proprio come i tifosi allo stadio. Derby diverso e sorprendente anche sul piano tecnico e dei numeri: un anno fa, alla diciassettesima, la Lazio aveva 37 punti, 9 in più rispetto a oggi, e volava altissimo, mentre la Roma viaggiava alla stessa velocità: 35 nel 2019, 34 oggi.

Lazio e Roma sono tra le società maggiormente penalizzate dal lungo lockdown di primavera durante il quale le due dirigenze si sono battute con forza e insieme - pur mantenendo la distanza sociale e con differenti obiettivi - per la ripresa e la conclusione del campionato: e se è vero che Lotito ha visto disperdersi da fine giugno punti e sogni, è verissimo che la Roma ha pagato anch’essa qualcosa in classifica ma guadagnato tanto in salute (non solo economica): ha evitato il default (tecnicamente era a un centimetro dal fallimento) e indotto Pallotta ad accettare la proposta dei Friedkin.

A settembre, nella fase della costruzione, Lotito ha investito sulla stabilità, sborsando poco meno di 27 milioni per giocatori che al momento hanno dato meno del previsto (Reina il più positivo, Fares, Akpa Akpro, Escalante, Hoedt e Andreas Pereira appena sopra la sufficienza, Muriqi non da rivedere, ma da vedere). Meglio è andata alla Roma post-Petrachi e pre-Pinto: del mercato si è occupato l’amministratore delegato Fienga, che si è avvalso della collaborazione di alcuni agenti, liberandosi - tra definitivi e prestiti - di un’intera squadra: Schick, Defrel, Gonalons, Under, Kolarov, Kluivert, Florenzi, Perotti, Cetin, Olsen, Antonucci, Coric e Riccardi; più limitate le entrate, inevitabilmente mirate: il ritorno di Smalling, Pedro a parametro e commissioni, il prestito di Borja Mayoral e il congelamento di Dzeko, attratto dalla Juve e in parte anche dall’Inter.

È senz’altro un derby che vale il futuro, tra i più importanti di sempre proprio per le ragioni esposte e perché siamo dentro una stagione di svolte epocali (l’ingresso dei fondi, il bando triennale, i nuovi player), oltre che per gli effetti che è in grado di produrre: la Lazio, straordinaria in Champions, ha bisogno della vittoria per riavvicinarsi all’obiettivo salva-stagione; la Roma, che sta cambiando totalmente pelle e volti e ruoli (presto altre novità importanti), insegue il primo successo stagionale con una big e di riflesso una potente iniezione di autostima.

Vinca il migliore (vorrei vedere chi, fra Inzaghi e Fonseca, sarebbe pronto a dire come Paròn Rocco “speremo de no”) ma non la nostalgia. È difficile dirlo a tifoserie così divise e capaci di costruire sulla storica rivalità spettacoli indimenticabili; ma è giusto, doveroso calarsi nella realtà che al calcio non chiede di prevalere irrazionalmente su tutto, bensì di offrire parentesi di serenità. Oggi ci si deve abituare anche a sognare sorridenti, mentre saggi e Papi invitano a sopportare malcelando le pene: e i tifosi sono soprattutto sognatori. A colori. Come le maglie della loro passione, come le curve delle loro bandiere. Provate a vivere il DAD derby in poltrona con chi di solito lasciate a casa, la moglie, la fidanzata, l’amante, il figlio, la nipotina: scoprirete un mondo nuovo. Qualcosa di buono va sempre preso, dalla vita. Solo il gol è meglio farlo che prenderlo.

Derby della Capitale: Inzaghi sfida Fonseca
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Derby della Capitale: Inzaghi sfida Fonseca

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