Fiorentina-Inter, se la testa fa la differenza

Fiorentina-Inter, se la testa fa la differenza© ANSA
Alessandro Barbano
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Pagheremmo per sapere in che modo Italiano spiegherà oggi ai suoi ragazzi perché hanno gettato alle ortiche una vittoria che avevano in tasca. Il tecnico viola dovrà trovare le parole giuste per far comprendere che cosa distingue una squadra vivace e generosa da una squadra di vertice. E cioè la Fiorentina dall’Inter. Perché è vero che c’è poco da fare se uno come Dzeko, inerte per cinquanta minuti, tocca due palloni e ribalta la gara: con il primo libera Barella nell’area di rigore per l’assist a Darmian, e con il secondo insacca di testa, saltando venti centimetri sopra Biraghi che lo copre. È vero che le squadre di Inzaghi, e l’Inter stessa prima di Inzaghi, fanno la differenza nel secondo tempo. Però, quando si dice che i nerazzurri sono stati abili a contenere i viola per poi colpirli quando la fatica li ha fiaccati, si omette che la Fiorentina nel primo tempo avrebbe potuto e dovuto chiudere la gara con un vantaggio ben maggiore.

Perché il suo dominio a centrocampo è stato assoluto, e in più occasioni gli attaccanti viola hanno peccato di quell’incredulità nei propri mezzi che affligge gli outsider di fronte ai campioni, inducendoli sul vantaggio a sciupare sotto porta nuove occasioni, quasi che non fosse possibile raddoppiare o triplicare il bottino. Questo per dire che la Fiorentina ci ha creduto poco, e l’Inter ha approfittato di questa sfiducia, piuttosto che ribaltare il dominio del gioco. Che fino al pareggio, e quindi anche in avvio di ripresa, è rimasto nelle mani della Fiorentina. Ma c’è un secondo grandissimo errore, che Italiano avrà motivo di censurare: i viola hanno ignorato di avere un attaccante straordinario come Vlahovic, che nel primo tempo è stato una spina nel fianco nerazzurro, e dopo la rimonta si è dimenato per buoni quaranta minuti chiamando una palla che non arrivava. Per stanchezza, ma anche per mancanza di lucidità tattica.

Ha avuto la meglio la personalità dei campioni d’Italia, non la loro maggiore qualità tecnica e atletica. L’Inter ha vinto giocando una partita non brillante e mostrando di avere a centrocampo meno aggressività e più confusione dei rivali. Con Brozovic ad andamento lento per tutta la prima parte della gara, Calhanoglu abulico e discontinuo, Darmian poco incisivo e incapace di contenere le incursioni dei viola sulla fascia, e Barella a fare, bene in verità, per sé e per gli altri. Tant’è vero che il pareggio ha momentaneamente tolto dalla mente di Inzaghi la sostituzione già decisa del turco e dello stesso Darmian. Ma anche in difesa non tutto è andato per il meglio. Con Gonzalez che ha fatto letteralmente vedere i sorci verdi a Skriniar, e Bastoni in ritardo colpevole sul gol di Sottil.

Poi, tutto è cambiato. O meglio, Dzeko ha cambiato tutto. Con due invenzioni pescate dal suo repertorio di colpi proibiti. Che decidono la gara. Ma non tolgono tutti i dubbi di Inzaghi, a dispetto dei diciotto gol in cinque partite e della vetta della classifica, presidiata in solitudine almeno fino a quando giocheranno stasera il Milan e domani il Napoli. Quanto alla Fiorentina, questa è una sconfitta che dà insieme rabbia e fiducia. E non resterà che dire che va bene così. Purché se ne tragga lezione.

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