Branchini esclusivo: "Lukaku non serve, la crisi si supera con gli Abraham"

La ricetta in un invito che nasce da quasi 40 anni di esperienza ad altissimo livello. L’agente più quotato e rispettato del calcio mondiale non risparmia accuse alla Fifa
Branchini esclusivo: "Lukaku non serve, la crisi si supera con gli Abraham"
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Ivan Zazzaroni
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«Come si esce dalla crisi? Attraverso scelte fatte con competenza, non inseguendo la popolarità del colpo. Scelte giovani, e comunque di giocatori che abbiano potenzialità da esprimere e una carriera da costruire, non di campioni datati con bacheche e conti correnti strapieni. Le stelle sono poche ormai e spesso inaccessibili, il potere d’acquisto dei club italiani si è ridotto notevolmente negli ultimi anni. I nostri top non possono più competere con i ricchissimi inglesi e gli Stati sovrani». Giovanni Branchini non è uno di quegli agenti che fanno e disfano carriere con piglio da manager. I presidenti, gli allenatori, i giocatori, ma anche i suoi colleghi più quotati gli riconoscono doti non comuni: ha lavorato o lavora ancora con Guardiola, Ancelotti, Allegri, Rummenigge, Mourinho, Hoeness, Florentino Perez, Jorge Mendes, Andrea Berta, Gabriel Jesus, da alcuni mesi assiste Gabriele Cioffi, nuovo tecnico del Verona. Sessantasei anni ad agosto, nel calcio dal dicembre dell’86 («il primo trasferimento, Alemao dal Botafogo all’Atlético Madrid» ricorda), ha portato in Italia i due Ronaldo, il secondo assistendo la Juve e Mendes. «Ho letto che il presidente Casini conta di risolvere la questione delle commissioni degli agenti e altre storture del sistema con l’aiuto della Fifa», attacca.  

È libero di pensarlo.  

«Dimostra di essere un neofita e un ottimista, di non essere a conoscenza della portata dei problemi, se ha ancora fiducia nella Fifa e in Infantino. Dal 2018 a oggi non è cambiato nulla, ovvero da quando la Fifa incontrò i più importanti agenti per fissare delle regole sui trasferimenti. Oddìo, no, qualcosa in realtà è successo».  

Cosa?  

«Annunci, strombazzamenti, faremo questo, faremo quest’altro, interverremo, colpiremo i malfattori. Di nuove regole neppure l’ombra, se non quella sciocchezza del tetto al 3 per cento. Nel libero mercato si è appunto liberi di attribuire un valore a un oggetto, a un servizio, nel nostro caso a un calciatore, naturalmente. Ma se la richiesta è ritenuta eccessiva, se le pretese economiche del professionista risultano inaccettabili, lo si deve lasciare andare. Lo stesso valga per le commissioni degli agenti, soltanto così si dà un segnale concreto al mercato e ai suoi attori. Il fatto è che per uno che lascia c’è quasi sempre qualcun altro che prende».  

Cento milioni per Darwin Nunez, 300 e passa per Haaland, c’è addirittura chi parla di un miliardo del Psg per non far partire Mbappé per Madrid.  

«Dovete chiederlo a chi li spende, quei soldi, non a chi li incassa! Si legge di commissioni multimilionarie all’agente e al padre di Haaland, secondo voi qualcuno controlla la regolarità delle operazioni o si gira disinvoltamente dall’altra parte? Perché non dare un’occhiata alle documentazioni che accompagnano quei pagamenti, visto che si è organi di controllo? I soldi ai genitori e ai parenti sono legittimi? Non meravigliamoci poi se fanno scuola nonostante le norme non sembrano consentirli. Mi domanda di Mbappé... Il presidente della Fifa vive a Doha e non mi sembra che abbia intenzione di farci sapere se è tollerabile, o meno, che uno Stato sovrano possieda un club sfruttando serenamente la propria disponibilità finanziaria e la flessibilità nella gestione degli aspetti commerciali. Il confine tra ricchezza e arroganza spesso sconfina nella più inaccettabile sopraffazione. Tutto consentito? Tutto lecito? Ce lo facciano sapere. Ci sarebbe bisogno di un confronto su molti temi, ma questi incontri non ci vedono convolti, mai: vi sembra normale?».  

Branchini, ammetterà che nel suo settore le mele marce non mancano. 

«Nel calcio, a tutti i livelli, non mancano quantità di esempi poco edificanti. Dirigenti della Fifa finiti in galera o ancora sotto processo, proprietà imbarazzanti, ogni anno assistiamo a tentativi di ingresso nel calcio da parte di avventurieri che come arrivano scompaiono. L’albero delle mele marce non è particolarmente selettivo, non conosce categorie. Negli anni l’aspetto sportivo ha lasciato il campo a quello finanziario e i danni si sono notati. Per questo il calcio italiano dovrebbe tornare al primo anche in funzione del secondo».  

Si spieghi meglio.  

«La soluzione sono i giovani, le intuizioni, la conoscenza, le competenze. Gli Abraham, più che i Lukaku, soprattutto se si ha già in organico un giocatore come Lautaro. La mia è soltanto un’opinione, non entro nel merito dell’operazione, tuttavia dico che solo partendo dalle conoscenze specifiche si possono risolvere i problemi del calcio italiano. I cui esponenti non possono certamente giocare con le stesse carte di 4, 5 club, dei colossi finanziari. A proposito dei giovani, in particolare degli italiani, anche il decreto crescita, così come era concepito, ha creato problemi».  

Ma i dati, secondo Casini, dicono il contrario.  

«Quali dati, scusi? Quella norma è risultata discriminatoria nei confronti dei calciatori italiani. Soprattutto dei giovani: molti club, anche minori, hanno fatto ricorso alla fiscalità agevolata comprando quasi esclusivamente stranieri. Posso condividere la sostanza del decreto quando favorisce l’ingresso di campioni, non se diventa lo strumento per imbottire le squadre di stranieri di livello medio o basso che tolgono spazio ai nostri. I dati, quelli reali, sono impressionanti».  

Juve, Roma, Inter, Lazio, Napoli ripetono da settimane la stessa litania: prima si vende e poi si compra.  

«Si devono creare i posti per i nuovi ingressi, e la colpa non è solo della pandemia. Se non si sbloccano alcune situazioni, i nostri club non possono operare».  

Risposta secca: De Ligt secondo lei resta alla Juve?  

«La decisione è soltanto sua. La Juve è pronta a rinnovargli il contratto secondo parametri convenienti a entrambe le parti, ma anche a cederlo se l’olandese ha intenzione di andar via».  

Ha detto che Lukaku non l’avrebbe riportato in Italia.  

«Non lo vedo, la considero una mossa non indispensabile, disponendo - l’Inter - di uno come Lautaro che secondo me ha potenzialità straordinarie non del tutto espresse. Inoltre il ritorno di Lukaku potrebbe bloccare altre operazioni tecnicamente valide».  

Dybala intende?  

«Anche».  

La Roma punta a una crescita progressiva senza colpi a effetto: a metà luglio Mourinho si dirà soddisfatto?  

«José è un grandissimo allenatore e un uomo di valore assoluto, andrebbe sempre assecondato. L’estate scorsa non capii tuttavia la grossa spesa che fece fare per il portiere, quando c’erano soluzioni più a basso costo e quei soldi avrebbero potuto essere destinati al miglioramento di altri settori. Ma è solo il mio parere e conta poco».  

Rui Patricio ha firmato il successo in Europa.  

«Non discuto il rendimento, ma l’opportunità, considerato il ruolo. Nutro perplessità, ad esempio, anche sugli acquisti di Di Maria e Origi, mentre credo che sia importante trattenere nel sistema Vlahovic, Leao, Chiesa. Un giocatore che farebbe comodo a tuttti i club di vertice è Berardi, forse il migliore italiano in circolazione... Dice che mi accontento? Guardo in faccia la realtà, registro lo scadimento della qualità degli interpreti. Quello che ha detto Pasquale Bruno l’altro giorno è Vangelo. Anche se l’ha detto a modo suo».  

Le concedo un unico desiderio. Lo esprima.  

«Vorrei che venisse data la possibilità ai nostri migliori giovani di crescere con più serenità, con meno ricchezza e fatua popolarità. Meno titoloni anche. Avrebbero così il tempo e la fame per poter completare il percorso di crescita diventando quei campioni di cui il nostro movimento ha disperatamente bisogno».  

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