Perché è questo il campionato vero

Perché è questo il campionato vero© LAPRESSE
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Alessandro Barbano
TagsSerie AScudettocalcio

Il Milan non ce ne voglia, e con il Milan il bravo Stefano Pioli, ma è questo il campionato vero. Non l’altro, non quello chiusosi a maggio con lo scudetto rossonero. Quello era una prova generale per tutti, e quando diciamo tutti ci riferiamo a quelli che il campionato si candidano a vincerlo. E cioè, oltre a Pioli: Allegri, Inzaghi, Spalletti, Mourinho, e mettiamoci pure Sarri. Perché l’anno scorso erano tutte panchine fresche, squadre già costruite nelle stagioni precedenti, cicli in via di chiusura e transizioni che si aprivano. Non a caso ha fatto suo lo scudetto colui che beneficiava di un rodaggio già compiuto. Quest’anno si parte alla pari con squadre rifondate, o ricomposte, o integrate sulla base dei desiderata degli allenatori, e compatibilmente con gli impegni di risanamento finanziario, che gravano più o meno in egual misura su tutti i club. Quest’anno Zhang ha accontentato Inzaghi, Cardinale Pioli, Agnelli Allegri, De Laurentiis Spalletti, Friedkin Mourinho e Lotito Sarri. Ognuno ha avuto il suo, qualcuno desiderava di più, ma le nuove formazioni sono in gran parte emanazione di tecnici carismatici e direttivi, che hanno disegnato le strategie, segnalato i nomi da scegliere, confinando i diesse nel ruolo di esecutori. E sono venute su sei squadre di grande assortimento, com’è nella filosofia di questi uomini assetati di vittoria. Pochi talenti su cui investire - Kvaratskhelia, Asllani, Marcos Antonio, Adli, De Ketelaere - molti top player o comunque giocatori di esperienza, ancorché talvolta a fine carriera o scartati nelle squadre di provenienza - Lukaku, Pogba, Di Maria, Matic, Dybala, Romagnoli, Origi, Wjinaldum, Kim, Kostic. Questo poteva permettersi la serie A, e di questi tempi non è poco. Sulla carta il titolo dovrebbe essere anche quest’anno contendibile fino alla fine, poiché è difficile immaginare una formazione capace di fare il vuoto attorno a sé. Il rapporto tra le big del Nord - Milan, Inter e Juve - e quelle del Centrosud - Roma, Lazio e Napoli - sembra tendere verso un riequilibrio. Ma l’egemonia nel calcio è quasi sempre un sovvertimento del pronostico. Nessuno ci dà la certezza che la coppia Lukaku-Lautaro segnerà almeno 40 gol, anche se è legittimo prevederlo. Nessuno può dirci se il crescendo giallorosso impresso da Mourinho toccherà, con gli innesti di Dybala, Matic e Wjinaldum, vette di qualità e di risultato, ma anche questo è doveroso aspettarselo. Nessuno può garantire che con Vlahovic, Di Maria e Kostic la Juve ritroverà i gol perduti nelle ultime stagioni, ma il bottino personale fin qui conseguito dai singoli lascia sperare. Resta da chiedersi se il Milan, che innesta De Ketelaere su una struttura sostanzialmente confermata, a cui mancherà però Kessie, potrà confermare o migliorare il rendimento che gli è valso il tricolore. Se i nuovi acquisti di Lotito consentiranno a Sarri di fare il gioco che desidera, e se Immobile si ripeterà ancora. Da ultimo se il Napoli, insieme con la Lazio la squadra più rinnovata, terrà da subito un ritmo da vertice.

Certo è che la vigilia infonde fiducia ai tifosi di tutte e sei le big. Se la distanza tra loro e le squadre di coda e di mezzo continuerà a ridursi, in linea con quanto accaduto l’anno scorso, c’è da attendersi una classifica corta e un torneo avvincente. A questo esito concorre la più significativa novità della stagione: il ritorno del pubblico. La voglia di stadio, che regala perfino a una neopromossa come il Lecce ventimila abbonamenti, può ridare forza al fattore campo, che nell’era della pandemia era scolorito nell’irrilevanza. Abbiamo atteso quasi tre anni che la passione tornasse nella sua naturale agorà di corpi e di spiriti. Quel momento è venuto. Anche per questo, il Milan non ce ne voglia, il campionato vero inizia oggi.

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