Allegri e Inzaghi, false partenze di due squadre piene di qualità

Allegri e Inzaghi, false partenze di due squadre piene di qualità
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Xavier Jacobelli
TagsInterjuveInzaghi

Per la prima volta dopo sette anni, Inter, Juve e Milan hanno perso tutte insieme nello stesso turno di campionato. Ma c’è sconfitta e sconfitta. Se quella dei campioni d’Italia è scaturita dall’avvincente confronto con il Napoli, baciato dalla grazia e da Kvaratskhelia, non intaccando tuttavia il valore assoluto dei rossoneri, assumono ben altro significato il tracollo interista a Udine e la resa incondizionata dei bianconeri a Monza.

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Tre ko nelle prime sette partite, il quarto in nove incontri comprendendo i due disputati in Champions; 15 gol segnati, ma 13 subiti, contemplando i due tornei; 5 punti in meno sia rispetto a un anno fa e sia, non casualmente, rispetto al tandem capolista Napoli-Atalanta sono il bilancio della falsa partenza di Inzaghi. Che ha un’attenuante grande come l’assenza di Lukaku e una seconda rispondente al nome di Skriniar, al quale non ha fatto per niente bene l’altalena di mercato dov’è stato piazzato per tutta l’estate dal suo club e dal Psg. Aggiungiamo il peso della fatica cui è costretto Brozovic, orfano di Perisic; le sconcertanti sostituzioni decise dal tecnico dopo una sola mezz’ora di gioco (record mondiale) che hanno sbalestrato i sostituti e la squadra medesima. Tuttavia, l’Inter è praticamente la stessa che nella passata stagione ha conteso lo scudetto al Milan sino all’ultima giornata e ha vinto le due coppe nazionali a scapito della Juve. La sosta serve per serrare i ranghi e per ritrovare il fi lo del gioco brillante, della compattezza difensiva, dell’entusiasmo che avevano scandito il cammino della prima stagione milanese di Simone. Fermo restando il valore assoluto dell’inarrestabile Udinese di Sottil contro la quale, in questo periodo, potrebbe perdere chiunque: lo confermano le 5 vittorie di fi la e i 16 punti totali, tanti quanti i friulani si guadagnarono soltanto ventidue anni fa.

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Se l’Inter è alla deriva, la Juve ha toccato il fondo, sperando che non cominci a scavare: è senza gioco, senz’anima, senza qualità. Eppure, contro il rigenerato Monza di Palladino, fra titolari e sostituti sono andati in campo nove nazionali e in rosa ce ne sono altri undici. Un giorno o l’altro, oltre le battute, Allegri ci spiegherà come mai troppi dei suoi giocatori si siano imbrocchiti di colpo. Come mai Vlahovic, 20 gol in 24 partite nella Fiorentina, media 0,82, da quando gioca nella Juve abbia dimezzato la sua capacità realizzativa (29 presenze, 13 gol, media 0,44). Non sarà certamente tutta colpa di Allegri, eppure qualcosa si potrebbe fare nella riorganizzazione del gioco d’attacco, per evitare che a Dusan arrivi un pallone ogni venti minuti e a Monza la Juve non faccia un tiro in porta contro la difesa brianzola, tuttora la peggiore del torneo (14 gol subiti). En passant, non si è ancora capito perché Bonucci, il capitano della Juve e della Nazionale, 481 presenze in bianconero, sia stato escluso a Monza, mandando allo sbaraglio Gatti. Forse perché, profeticamente, dopo la Salernitana il Veterano aveva avuto il merito di dire le cose come stanno? "Basta con le parole, non possiamo giocare sempre sulle montagne russe", aveva intimato Bonucci. Non l’hanno ascoltato: così lui è finito in panchina e la Juve è sempre sulle montagne russe.

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