Milan in fuga con le mani

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Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 08.10.2023, 10:18 (Aggiornato il 08.10.2023, 10:38)

In Premier ho visto partite più brutte: Genoa-Milan mi ha divertito parecchio. Accelerazioni, tanta intensità e anche una notevole precisione nei passaggi, considerata la rapidità degli scambi, hanno reso gradevolissimo lo spettacolo. Tra le cose migliori, le soluzioni tattiche d’emergenza di Gilardino - quanto è maturato - e il talento di Gudmundsson da una parte, la gestione delle risorse di Pioli, Giroud vice-Maignan (Olivier è buono anche con le mani) e la varietà di scelte - nel gioco - del Milan. Che adesso è in testa da solo e continua a trasmettere segnali di crescita. Conservo giusto qualche dubbio sul gol di Pulisic: non sono però in grado di affermare con certezza che abbia controllato il pallone col braccio destro.

Il pari imposto dal Bologna (che personalità) all’Inter ha consentito alla Juve di accorciare e oggi potrebbe autorizzare un altro avvicinamento, visto che al Maradona si affrontano Napoli e Fiorentina, entrambe a quota 14.

Il castigo di Derby

Nell’aprile del ’95, quando il Torino vinse l’ultimo derby in casa della Juve (doppietta di Rizzitelli e autogol di Maltagliati), in Italia si registrò un improvviso e storico colpo di coda dell’inverno. Il fenomeno meteo - secondo i Giuliacci - fu l’effetto di un cambio d’assetto barico da parte dell’anticiclone delle Azzorre, che si mantenne sulle isole Britanniche per qualche giorno, facendo sì che l’aria gelida proveniente dalla Russia scivolasse sulle nostre regioni centrali (Lazio e Abruzzo le più colpite).

Altro secolo, altro Toro, altra Juve e altro clima, argomento di stretta attualità.

Questo per dire che, al ventottesimo anno di gelo, per il Toro il derby è più di un castigo e ricorda tanto la maledizione di Béla Guttmann sul Benfica.

Ieri la squadra di Juric è stata in partita un solo tempo, nella ripresa ha subìto l’intraprendenza di una delle Juventus più ordinarie ma anche convincenti degli ultimi tempi (fuori Vlahovic e Chiesa), ridisegnata all’intervallo da Allegri con l’ingresso della seconda punta, Milik, al posto di Miretti, trequartista improvvisato, o sottopunta estemporanea.

La Juve - 4 punti in più rispetto allo scorso anno - ha fatto quello che voleva (e si augurava a tre giorni dalla festa dei cent’anni degli Agnelli senza gli Agnelli), il Toro ciò che non doveva: aggiungere vuoti difensivi e errori di Milinkovic-Savic all’improduttività dell’attacco: nelle prime otto giornate ha segnato solo sei gol.

Tre gli aspetti più positivi e segnalabili della prova di Danilo e compagni: la porta ben protetta, un sorprendente dinamismo e il coinvolgimento nella manovra di tutti gli uomini di movimento: Kean, Weah e in seguito Milik hanno accorciato bene e con continuità, rendendo più compatta e meno prevedibile la squadra.

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