I due mondi di Milano

Leggi il commento sui diversi momenti che stanno vivendo l'Inter di Simone Inzaghi e il Milan di Pioli

Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

5 min

Pubblicato il 05.11.2023, 10:43

Una squadra vera e l’altra smarrita, una squadra con grandi giocatori e l’altra che non riesce più a trovarli, l’Inter festeggiata dalla sua gente a Bergamo, il Milan battuto e fischiato a San Siro. Oggi sembrano su mondi diversi e lontani, come lontana è la capolista in classifica rispetto ai rossoneri, al Napoli e all’Atalanta. Solo stasera, al Franchi, sapremo se almeno la Juve è capace di tenere il suo passo.

Inter logica capolista

La differenza fra le milanesi è chiara, anche se non è stato facile, e non poteva esserlo, nemmeno per l’Inter contro l’Atalanta. Ma se vinci una partita come quella di Bergamo, dura, cattiva, spigolosa, la pieghi con due gesti di due campioni e la conservi con la forza fisica e mentale di tutta la squadra e la ricchezza della panchina, allora diventi certo delle tue ambizioni. L’Inter è la giusta e logica capolista di questo campionato, ha in mezzo al campo un numero 20 che in certi momenti, come nel momento della palla straordinaria per Darmian, significa doppio 10, ha in attacco un altro 10 disegnato sulla maglia che segna un gol degno di quel numero e allunga nella classifica dei cannonieri, ha Calhanoglu, Lautaro Martinez e un “gregariato” da far paura, a vederla davanti all’Atalanta si fatica a immaginare nel nostro campionato un’altra squadra dello stesso livello. Anche senza il regalino di suo fratello Pippo (sarebbe stato un regalo doppio per la famiglia Inzaghi, ma il Napoli è passato a Salerno), Simone ha fatto un altro salto in classifica. Ha imposto la forza e la tecnica all’Atalanta che in casa non aveva mai perso e mai preso gol in 360 minuti, dall’Inter ne ha incassati due in 90'. Non è perfetta, ma è la squadra meno distante dalla perfezione di tutta la Serie A. Siamo a poco più di un quarto di cammino, ne vedremo ancora tante, speriamo anche belle, però quella che abbiamo visto ieri a Bergamo è la più seria, la più autorevole candidata allo scudetto.

L'involuzione del Milan

Se poi il confronto dovesse restare nei confini di Milano, fra l’Inter e il Milan di quest’ultima giornata, allora la differenza diventerebbe ancora più netta. Dal secondo tempo al Maradona il Milan è entrato in un calcio di inattesa involuzione, un calcio confuso e incerto di cui aveva già mandato alcuni segnali anche prima di Napoli. Rimontato dalla squadra di Garcia, contro l’Udinese ha giocato un partita senza senso, piena di errori tecnici e soprattutto basato su una scelta di Pioli che non ha convinto fin dalle prime battute, quella del doppio centravanti. Jovic è un elemento estraneo a questa squadra come lo è stato per lunghi tratti l’anno scorso nella Fiorentina, fra l’altro la sua presenza al centro dell’attacco ha indotto lo spostamento di Giroud sul centrodestra, ma Giroud è un centravanti puro, anzi, di più, è il centravanti che a Napoli aveva segnato una doppietta, gli andava garantito quel posto. Jovic non è piaciuto nemmeno a Pioli che nell’intervallo lo ha sostituito con Okafor, senza alcun cenno di miglioramento. Era troppo vago il concetto di squadra nel Milan che portava i suoi attacchi attraverso dei...rallentatori di gioco come Musah e Reijnders. Troppo molle in mezzo, schiantata sul piano fisico e atletico dall’Udinese. Troppa anche la superficialità di Leao, che stava in campo col muso lungo. Due sconfitte di fila a San Siro, manca la vittoria da quattro partite ufficiali, pensando al Psg di martedì c’è da aver paura. Il Milan ha perso meritando di perdere anche perché dall’altra dall’altra parte Cioffi ha giocato una partita intelligente, lavorando sui limiti attuali dell’Udinese, ha scelto difesa e contropiede, però contropiede ben fatto, non con due o tre uomini, ma con cinque o sei. Forza e armonia, l’Udinese è stata sempre dentro la partita, il Milan sempre fuori.

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