Lazio-Roma, meglio due feriti che un torto

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
3 min
Ivan Zazzaroni

Ho visto derby della capitale più divertenti e squadre meno spaventate e nervose. Ma Lazio e Roma stanno vivendo momenti non proprio simpatici e anche per questo, alla fine, Sarri e Mourinho si sono abbracciati sghignazzando. Tutti vivi, allegramente o quasi. E comunque liberi. Per un paio di settimane non ci saranno, né si faranno, drammi. Stanno assai peggio di sotto, a Napoli, dove lo scudetto è soltanto il bellissimo ricordo di una superiorità complessiva che ha pochissimi precedenti.

La Lazio ha giocato meglio nel primo tempo, la Roma ha fatto qualcosa di più per una quarantina di minuti della ripresa e tutto sommato di segnalabile restano il palo di Luis Alberto, una parata di Rui Patricio, un paio di inquietanti disimpegni della difesa romanista (servirebbero giornate passate al vecchio, sano muretto) e l’ingresso del cugino di “Ossessione” Sanches che in pochi minuti ha messo insieme tre porcherie che vidi fare una cinquantina di anni fa soltanto dal mio amico Roberto Ballandi, attaccante di sfondamento di tutte le certezze calcistiche. Stavo dimenticando altre assurdità tecniche della giornata, i calci d’angolo regalati da N’Dicka e Rui Patricio alla Lazio. Sono sicuro che se la Roma avesse preso gol in quelle occasioni Mourinho sarebbe scappato immediatamente a Fiumicino per prendere l’aereo per Londra e non tornare più. Più preciso il palleggio della Lazio, nella quale Luis Alberto e Guendouzi hanno fatto cose di calcio; poco in palla Dybala, che ha sofferto più del solito gli spazi stretti, e commovente Lukaku, al quale sono arrivati dieci palloni impossibili e due decenti. Immobile ha avuto una sola opportunità nella ripresa, ma Mancini non l’ha messo nella condizione di colpire. L’unico rimpianto della Roma è legato alle due palle-gol finite sui piedi poco educati di Karsdorp e Bove. 

Sempre a proposito di Ciro, ho notato - e credo di non sbagliare - che Sarri, al di là della spiegazione sui cambi bloccati, l’ha tenuto in campo fino al fischio finale - sacrificando Castellanos -, una forma di rispetto nei confronti del professionista che sta vivendo un momento delicato (l’esclusione dalla Nazionale), gesto che trovo apprezzabilissimo. Non mi viene in mente altro, se non che Sarri e Mourinho meriterebbero qualcosa di più per quello che sono, rappresentano e potrebbero dare. Chi si accontenta gode. Pochino. Ma sempre meglio due feriti che un torto. Gigi Buffon mi perdonerà la piccola correzione.

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