Mercato serie A, più sogni che realtà
Un fenomeno depressivo paragonabile al governo Monti che ci privò delle Olimpiadi
La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio? La seconda che hai detto, Marzullo. Non c’è tifoso che non risponderebbe così. Soprattutto d’estate, quando impera il calciomercato. E nonostante i tifosi siano diventati oculati esperti di bilanci. Ma senza il sogno, la vita dell’appassionato di calcio sarebbe decisamente più triste. Se non fosse così, l’altro giorno L’Equipe non avrebbe aperto la propria edizione on line ripercorrendo la trattativa del 1989 tra il Marsiglia di Tapie e Maradona. Affare naufragato ma che è rimasto nella memoria collettiva. Perché i sogni lasciano un segno. Come i fatti realmente accaduti.
Il calciomercato di casa nostra, ahinoi, quest’anno sta lasciando pochissime tracce. Un fenomeno depressivo paragonabile al governo Monti che ci privò delle Olimpiadi. Vietato sognare. Facciamo un rapido riepilogo: i colpi più cari del mercato della Serie A fin qui sono: Jashari del Milan (39 milioni), Conceiçao della Juventus (32) e Beukema per il Napoli (31). Tre buoni acquisti, forse il campo dirà che sono stati ottimi. Ma non proprio tre nomi per cui scendere in strada con le bandiere.
Il sogno fin qui lo hanno vissuto i tifosi del Napoli. Si chiama Kevin De Bruyne. Il suo arrivo ha portato abbonamenti esauriti in poche ore, bambini coi capelli ossigenati, magliette vendute. Si è messa in moto la fabbrica delle illusioni che è una componente fondamentale dell’azienda calcio. Modric al Milan ha prodotto un effetto simile, mitigato dai quarant’anni. Il resto è un piattume senza precedenti. Forse con l’eccezione del Como che ha sì agito bene sul mercato ma secondo i canoni del football contemporaneo: campagna acquisti prospettica (come si dice oggi). Il calcio vissuto con moderazione.
I tifosi di Inter, Juventus e Milan, invece, neanche quello. Sono lì che aspettano i loro Godot. Il mercato è aperto dal primo luglio e arrivati a Ferragosto non resta che sperare nel colpo last minute. Proprio come quelli che un viaggio serio non possono permetterselo e aspettano che il 25 agosto venga fuori l’offerta giusta. I milanisti sono appesi a Vlahovic che con i suoi 12 milioni netti l’anno equivale a un pacchetto Polinesia all inclusive. Proibitivo. Gli juventini possono sperare in Kolo Muani. Qualcuno potrebbe persino rimpiangere le giuntoliane spese faraoniche dello scorso anno. È finita malissimo ma almeno si è sognato con Koopmeiners, Douglas Luiz e Nico Gonzalez. Gli interisti stanno messi quasi peggio. Stanno sperimentando l’austerity del calcio dei fondi. Un colpo vero, di quelli che eccitano, non lo vivono dal primo Lukaku. Forse da Hakimi. Lookman li tiene in vita. Non è affatto vero che un’amara verità sia da preferire a una bugia ben confezionata. È estate, fa caldo. Si accettano illusioni.
Meglio non guardare in casa d’altri, soprattutto in Premier League. Il Liverpool ha già speso 350 milioni di euro. Ha messo a segno il colpo più costoso: Wirtz, 137 milioni. E vuole comprare ancora. Pure in Serie A. Ha puntato Leoni il diciottenne del Parma che piace a Inter, Milan e non solo. Stiamo per assistere alla scena tipica del calciomercato: i club italiani si agitano, propongono metodi di pagamento spalmati, prestiti con obbligo di riscatto per prendere un anno di tempo, ingaggi a scalare. Poi, improvvisamente, arrivano gli inglesi, chiedono quant’è e si portano via la merce. Qualcuno, più politicizzato, lo chiamerebbe capitalismo infame.
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