
Thuram, solo chi vince può sorridere
Evidentemente non ci sono abbastanza vergogne in giro per il mondo, se è vero che noialtri italiani adesso ci stiamo dividendo sulla trasgressione blasfema tra i fratelli Thuram. Dibattito forsennato, si moraleggia accigliati contro Marcus l’interista, sorpreso a fare il fratello con Khephren, suo fratello. Imperdonabile il sorriso dopo il 4-3 della Juve, ma come si permette, ma si rende conto, ma ha capito dove si trova, ma lo sa che al giorno d’oggi i tifosi non perdonano niente, eccetera, eccetera.
Si potrebbe subito sottolineare come l’Inter, interpretando il sentire offeso di tanti tifosi, si premuri di spiegare al suo centravanti che certe cose è meglio evitarle, sempre considerando il ruolo che ha e dove si trova (si potrebbe sempre chiedere alle società lo stesso rigore disciplinare con quelli in giro a sfasciare macchine dopo le quattro di mattina, tornando dalla disko).
Si potrebbe peraltro imbastire una specie di arringa difensiva, ricordando che il temperamento del Thuram spensierato non nasce in questa situazione così scabrosa, ma ad esempio già fu notata quando l’anno scorso a Napoli si avvicinò a McTominay e gli disse amico, sorridi, è bellissimo.
E a un ragazzo così noi dovremmo star qui a fare processi per il reato di sorriso fuoriluogo. Ma per piacere. Fuoriluogo ormai è il livello di lugubre ottusità raggiunto dalle liturgie di certo sport, ormai perfettamente allineato al clima plumbeo di questa stagione dell’odio, proprio ora denunciato da destra e da sinistra.
È tutto così triste. È triste e avvilente come spiegare le barzellette ai matrimoni questo dover specificare che il Thuram interista non ha riso sul risultato, ha soltanto sorriso a suo fratello, per logiche-dinamiche-intimità tutte loro, magari persino consolandosi perché almeno è contento lui. Certamente, ci dice in quale stato siamo ridotti questo dover giustificare simili slanci spontanei, di pura umanità, come gli slanci di un bel legame sereno tra due fratelli che si vogliono bene. Eppure, sembra seriamente che non ce lo possiamo più permettere. Aldo Serena, vestendosi subito da sacerdote della più vera e più pura fede interista, così tuona: “Dei fratelli Thuram sorridenti cosa penso? Che le storie familiari sono belle sui quotidiani”.
Io continuo a credere che sarebbero belle sempre, ovunque. Almeno, quando e dove siamo in grado di capirle.
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