Serie A, stiamo perdendo tempo: il gioco effettivo crolla© BARTOLETTI

Serie A, stiamo perdendo tempo: il gioco effettivo crolla

Troppe differenze tra i club ma anche tra le singole gare: ballano fino a 12 minuti. La durata totale delle gare aumenta, ma di calcio vero ne resta solo la metà
Alessandro Mita
4 min

Il problema c’è sempre stato e non tende a diminuire. Una partita di Serie A ha una vita che abbraccia poco più di un tempo di gioco: 52 minuti e 42 secondi effettivi, questa la media calcolata da Opta nelle prime 6 giornate di campionato a fronte di una media di 97 minuti e 51 secondi di durata totale (pallone in movimento, quindi, per il 54% del match). Quarantacinque minuti di gara senza che la gara si svolga: oggi, quindi, assistiamo in media a un solo tempo di calcio giocato aumentato di qualche minuto. Paghi un biglietto allo stadio oppure il prodotto televisivo e ottieni in cambio metà dello spettacolo. In questo senso, la squadra che gioca meno è la Fiorentina (48 minuti e 58 secondi), le più virtuose sono Atalanta (57 e 20) e Milan (57 e 54). 

È chiaro che è impossibile pensare a 90 minuti di tempo effettivo (soprattutto di questi tempi in cui gli impegni si susseguono a un ritmo forsennato), ma la forbice fra durata totale ed effettiva rimane sempre ampia. Frutto di tutto ciò che accade ormai sui campi di gioco, tra interruzioni, controlli Var, simulazioni, infortuni, proteste, falli di gioco, tentativi di rallentare l’andamento della partita, strategie tattiche, sostituzioni lente, litigi. Il recupero, aumentato mediamente negli ultimi anni, non compensa ciò che viene perso nei 90 minuti.  

In passato si è parlato di iniziative della Fifa per introdurre il tempo effettivo stile calcetto, con possibili esperimenti al Mondiale per Club, ma la questione è rimasta in sospeso. Di fatto, però, guardando i numeri, ci si accorge che esiste anche un’altra questione: la media di calcio giocato è intorno ai 52 minuti, tuttavia ci sono partite che hanno un andamento migliore. La differenza tra queste genera un’altra riflessione. Prendiamo ad esempio Bologna-Genoa 2-1 del 20 settembre: 107 minuti e 57 secondi di partita, solo 49 e 07 di tempo effettivo. Questa è la gara con la massima differenza registrata finora, che cozza con Udinese-Milan 0-3 della stessa giornata: 95 minuti e 26 di gara, 61 e 57 in gioco, la migliore performance stagionale al momento. A Bologna 58 minuti e 50 secondi di “non gioco”, a Udine solo 33 e 29. Due match separati da un solco di 25 minuti. E non è l’unico esempio. Il problema è che partite così disomogenee creano disparità nella competizione: se Bologna e Genoa avessero effettivamente giocato 25 minuti in più rispetto al tempo totale registrato, siamo sicuri che il risultato sarebbe stato lo stesso? Se poi guardiamo il raffronto partendo banalmente dal tempo effettivo, ci sono comunque 12 minuti di differenza. E anche in 12 minuti può succedere di tutto… 

Forse (anzi, probabilmente) non ci sono soluzioni, il calcio vive di dinamiche differenti ad altri sport di squadra. Però il recupero di almeno una parte di spettacolo non farebbe male al prodotto calcio, sia per chi lo vive allo stadio, sia per chi lo segue in tv (ricordiamoci sempre che in tutti e due i casi lo spettatore paga...). Così come devono far riflettere le profonde differenze di tempo giocato fra partita e partita. Qui diventa una questione che si riflette sull’andamento del campionato. Perché anche solo 5 minuti in più o in meno possono cambiare la faccia della classifica. 


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