La richiesta di Dazn: Caro pirata paga e scusati© EPA

La richiesta di Dazn: Caro pirata paga e scusati

Inviata una raccomandata a circa duemila utenti, individuati dalla Guardia di Finanza di Roma e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lecce
Jacopo Aliprandi
2 min
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«Sono in totale 47.500 lire: che fa, concilia?». Da Febbre da Cavallo a quella del “pezzotto” il passo è breve: oggi la celebre battuta di Gigi Proietti si è trasformata in realtà con la richiesta di un indennizzo da parte di Dazn verso chi era riuscito nella “mandrakata” di guardare la Serie A e i contenuti del broadcaster illegalmente. La richiesta della pay-tv? Cinquecento euro e l’impegno formale a non seguire più le partite tramite il cosiddetto pezzotto

Negli ultimi giorni, Dazn ha inviato una raccomandata a circa duemila utenti, individuati dal Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza di Roma e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lecce, per l’uso di abbonamenti illegali per vedere il calcio. Come? Attraverso «l’illecita acquisizione di servizi IPTV relativi a pacchetti aventi ad oggetto la visione delle dirette delle partite del Campionato di Calcio di Serie A», si legge nella lettera. 

Grazie all’analisi di dati anagrafici, bancari e geografici, è stato possibile identificare gli utenti dei servizi illegali precedentemente segnalati dalla Guardia di Finanza. Con l’autorizzazione della Procura, le informazioni sono state trasmesse ai titolari dei diritti, che ora possono avviare le azioni civili e amministrative necessarie

Quello della piattaforma di streaming è quindi un vero e proprio tentativo di conciliazione, tramite un indennizzo forfettario «con il formale impegno a non porre in essere, in futuro, ulteriori comportamenti che ledano i diritti» dell’azienda. L’offerta vale sette giorni; scaduti i quali, «Dazn si riterrà libera di avviare le iniziative giudiziarie appropriate». È l’evoluzione della battaglia contro la pirateria nel calcio, dove anche la parte lesa si fa avanti, riceve i dati anagrafici degli utenti multati e bussa alla loro porta per battere cassa, minacciando azioni più pesanti per chi non dovesse conciliare. Anche Mandrake non avrebbe avuto scampo.  


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