Nico Paz e Yildiz, due numeri 10 a confronto: ecco quanto valgono adesso
Regensburg di sta 3322 chilometri da Santa Cruz de Tenerife. Più o meno il doppio rispetto al tragitto Germania-Istanbul, tra dove è nato Kenan Yildiz e chi rappresenta quando scende in campo con la maglia della Turchia. Può e forse deve diventare un giocatore generazionale, per una nazionale che non ha visto nessun calciatore epocale, almeno non nel suo ruolo: Okan o Basturk hanno lasciato il segno localmente, dove hanno giocato, non un’eredità palpabile. L’unico metro di riferimento è stato Hakan Sukur, rifugiato negli Stati Uniti perché avversario politico del regime Erdogan, in Italia con l’Inter (e Parma, e Torino ancor prima) sommerso di critiche e considerato ai limiti della meteora. Lontano, molto più lontano, Nico Paz: dato alla luce alle Canarie per gli impegni calcistici di suo padre, colma un gap di 8295 chilometri rispetto a Buenos Aires, Argentina. Un’enormità, geograficamente parlando, molto meno calcisticamente. Perché è terra di numeri dieci: Kempes, Maradona, Messi, Riquelme, Gallardo, D’Alessandro, Ortega, Aimar, rigorosamente in ordine sparso e senza volerli classificare in nessun modo, anche perché alcuni sono più numero dieci di altri. Nico Paz è cresciuto nella cantera del Real Madrid, a Valdebebas, dove il talento è di casa. Per fare lo step successivo - novello Morata un decennio dopo - serviva una piazza diversa, che potesse credere in lui senza affossarlo ai primi errori, ma ancorandosi alle sue giocate, preservato da chi, come Cesc Fabregas, a diciannove anni era il faro del centrocampo dell’Arsenal, figuriamoci a ventuno quando alzava da protagonista la coppa dell’Europeo vinta contro la Germania.
Due fari
Como-Juventus di domani non è tutta qui, ma in un gioco di squadra alle volte è lecito pensare che sia un duello rusticano, un grande western dove la pistola più veloce ha la meglio, ignorando il rumore di sottofondo (non firmato da Ennio Morricone) dal volume troppo basso per interferire. Kenan Yildiz e Nico Paz sono entrambi alla stagione della consacrazione, con aspettative differenti: uno è cuore e anima della Juventus, trascinatore della nazionale turca che sogna i Mondiali. Dall’altra parte c’è chi gioca a Como, osannato da chiunque si avvicini al Lago, ma che deve guadagnarsi un posto nella selezione di Lionel Scaloni. Potrebbe assomigliare alla distanza fra Istanbul e Buenos Aires, ma non è così. Perché fra meno di un anno le situazioni potrebbero cambiare, fra chi giocherà con ogni probabilità al Real Madrid - che ha una clausola per cui può riscattare Paz per una cifra irrisoria, 10 milioni di euro, a meno di interventi invernali di club interessati - e chi è considerato, a ragione, come il vero salvabilancio qualora non dovesse arrivare una qualificazione Champions per la Juve. Kenan ha una valutazione intorno agli 80 milioni (come un anno di Champions, appunto) e un contratto fino al 2029, sì, ma guadagna meno di altri diciotto della rosa bianconera pur indossando il dieci mostrando la linguaccia a ogni gol segnato. La sfida a distanza - 90 metri, parecchio meno di Regensburg-Santa Cruz de Tenerife - è destinata a prendersi il palcoscenico calamitando l’attenzione del pubblico presente, come e più di un’opera di George Orwell.
