Serie A, il triste record: perché si gioca così poco
ROMA - Anche gli scettici che non hanno mai creduto nel calcio come opportunità per cambiare il mondo, come fabbrica delle emozioni individuali e collettive e come collante per le comunità, insomma quelli che hanno sempre sostenuto come il pallone fosse soltanto una grossa perdita di tempo, non immaginavano mica che la loro profezia si sarebbe avverata sul serio. Di tempo, oggi, se ne perde in quantità abnormi. Le chiamano “partite dimezzate”: altro non sono che dei match in cui la palla sta più ferma che in movimento, dove per riprendere il gioco in seguito a un fallo o a una rimessa laterale ci vuole ogni volta una vita e dove i fischi degli arbitri arrivano a superare in quantità quelli che gli spettatori dedicano solitamente agli avversari.
In Serie A ritmi lenti, tanti falli e perdite di tempo: i dati
Il campionato spezzatino, insomma, è a suo modo coerente con il format che si è dato: qui da noi c’è il gioco più spezzettato in assoluto. Viviamo insomma di stop and go, di ritmi da amichevoli estive e di una tattica che non è soltanto strategia di gioco ma pure - e sempre di più - un piano per perdere tempo quando il risultato è favorevole. In Serie A c’è infatti il dato più alto di falli commessi tra i cinque maggiori tornei d’Europa, 27 di media a partita contro i 22 della Premier, i 23 della Bundesliga e i 25 della Ligue1 francese e della Liga spagnola. Ma non solo: come se esistesse un filo logico a unire le varie statistiche, in A c’è anche il dato più basso in termini di tempo effettivo di gioco. L’equazione è elementare: più si commettono scorrettezze (oppure meno tolleranza ai contatti esiste) e più si fischia, quindi il gioco si interrompe in modo frequente e le partite durano di meno. Per ciascuna gara di A il pallone è in gioco 53 minuti e 4 secondi appena. In Inghilterra e in Spagna si disputano 2 minuti in più a partita, in Francia e in Germania addirittura 3. La differenza sembra minima, eppure per ogni turno di campionato le nostre squadre sperperano 20 o 30 minuti di calcio rispetto alle competitor internazionali (anche in termini di audience vista la globalizzazione del gioco televisivo), cifre che nell’arco di una stagione portano a giocare tra le 12 e le 19 ore di calcio in meno. È come se andassero in fumo quasi due giornate: un argomento a sostegno di chi ritiene che i molteplici impegni, in un sistema in cui non si rende efficiente il tempo di gioco, rendano soltanto il calcio più brutto e più pericoloso per la salute stessa degli atleti, che in campo trascorrono molto tempo ma davvero poco di qualità.
La tendenza: insieme al tempo effettivo diminuiscono i gol
Il problema italiano diventa un allarme se esteso nel confronto di un lustro: la Serie A 2021-22 aveva una media di “gioco vero” di 54 minuti e 47 secondi a partita, nel 2022-23 si disputavano 55 minuti e 10 secondi a match, una cifra praticamente identica alle due stagioni successive, la 2023-24 (55’08’’) e la 2024-25 (55’03’’). Rispetto a un anno fa c’è uno scarto di 2 minuti netti.
In Serie A il pallone si ferma per troppo tempo. E le colpe, probabilmente, sono condivise: i calciatori che subiscono i falli si rialzano lentamente, gli autori degli inverventi protestano e gli arbitri si intrattengono in lunghe discussioni e spiegazioni. Il combinato disposto di tutto ciò produce noia. Al “Club” di Sky domenica hanno mostrato l’andamento del tempo medio per ogni interruzione dal 2020 a oggi: si è passati dai 34 secondi di stop ai 40 di questa prima parte di stagione. Evidentemente, meno si gioca e meno si segna. Se nel 2024-25, dopo 11 giornate, si registravano nove 0-0 e 56 risultati in cui una delle due formazioni non aveva segnato, ora i pareggi senza gol sono diventati 17 e il risultato “no-gol”, quello che nelle scommesse sportive indica la situazione in cui fa centro solo una delle due oppure nessuna, si è verificato già 61 volte.
