Cristian-Lucio a San Valentino

Leggi il commento sulla sfida tra Chivu e Spalletti in programma il prossimo 14 febbraio
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 02.02.2026, 08:45

A guardare l’Inter di oggi, l’Inter di questo inverno, viene in testa una sola domanda: come farà a perdere questo scudetto? Dovrà impegnarsi a fondo perché accada. Dopo la sconfitta nel derby, delle successive undici partite ne ha pareggiate una sola, ne ha vinte dieci, alcune le ha dominate, altre le ha chiuse in meno di mezz’ora, come è successo ieri a Cremona, dove Chivu ha schierato un centrocampo nuovo, con Zielinski alla Calhanoglu, Frattesi alla Barella e Sucic alla Mkhitaryan. Non ha avuto una gestione impeccabile nel secondo tempo, ma la squadra c’era pure nei momenti di maggior pressione della Cremonese. Il campionato si può vincere anche senza mai sbagliare una partita contro le piccole, come sta capitando all’Inter.

Oggi è così, magari domani può cambiare qualcosa. Oggi ci vuole fantasia per immaginare lo scudetto altrove. Poi però, a pensarci bene, un modo c’è per lasciarlo ad altri, basta che quel deficiente e delinquente, o quei deficienti e delinquenti che stavano ieri nella curva dell’Inter prendano a colpi di petardo tutti i portieri avversari. Se non trovano uno di grande sportività come Audero, che finisce ko ma si rialza, magari l’Inter ne perde due o tre di partite a tavolino. La squadra vince e i suoi tifosi la fanno perdere, la stupidità non ha fine. 

Torniamo al campo, che è meglio. Chivu ha quello che manca a Conte e ad Allegri. Conte avrebbe un organico solo un po’ inferiore all’Inter, ma l’infermeria di Castelvolturno è al completo; Allegri, come Gasperini e Spalletti, non ha invece un materiale tecnico all’altezza dei nerazzurri. Se il salentino resta senza Anguissa e De Bruyne, il Napoli perde tanta forza e tanta qualità, se a Chivu mancano Calhanoglu e Barella ne perde meno, anche grazie a una sua bella intuizione: Zielinski al centro della manovra dà quasi le stesse certezze del turco. L’Inter sta bene, il Napoli è stremato e in classifica ci sono nove punti di differenza. Facendo partire la maxi-stagione da metà giugno, dall’inizio del Mondiale per club, l’Inter è la squadra che ha giocato più di tutte, esattamente 37 partite, eppure non si vede. E se martedì il Milan non vince a Bologna, per i nerazzurri si potrà parlare tranquillamente di fuga-scudetto.  
Stasera a Udine pure la Roma proverà ad accorciare la distanza dalla capolista, anche se in realtà l’obiettivo a Trigoria è sorpassare di nuovo la Juve, che ieri sera per i primi 45 minuti ha fatto una partita simile a quella dell’Inter. Primo gol identico, su calcio d’angolo, balzo di Lautaro a Cremona, balzo di Bremer a Parma. Poi il 2-0 con un centrocampista, anche se in realtà McKennie nella Juve è qualcosa di più di un centrocampista, è un...centrocampistavanti. Il texano ha segnato 6 gol stagionali, eguagliando già il suo record personale, e tutti realizzati dopo l’arrivo di Spalletti. Due a zero in un primo tempo fatto come Dio del calcio comanda, per ribadirlo integralmente nella ripresa. C’è molto dell’allenatore toscano in questa partita, la rabbia che non si era vista a Montecarlo, la pressione alta, la qualità anche. Alcuni movimenti riportano a vecchie squadre spallettiane. La Juventus ha 10 punti in meno dell’Inter, difficile pensare a una rimonta. Però si sono date appuntamente a San Siro nella notte di San Valentino e non per una cena romantica.  

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