Inter-Juve, un attacco gran riserva
I numeri non mentono. Sono dodici i punti di differenza in classifica tra Inter e Juventus. Ma se le fasi difensive delle due squadre tutto sommato si equivalgono: diciannove i gol subiti dai nerazzurri contro i venti incassati dai bianconeri. Non altrettanto si può dire per la capacità di segnare. Qui la distanza è notevole. Soprattutto per la straordinaria capacità offensiva della squadra di Chivu. In ventiquattro partite, l’Inter ha realizzato cinquantasette gol. Più di due a partita. A questo punto, però, le notizie sono due. La prima è che la Juventus è sedici gol indietro. Ne ha segnati quarantuno. La seconda è che la formazione di Spalletti è il secondo miglior attacco del campionato. A conferma che l’anomalia abita a Milano. Una rivoluzione avvenuta nel giro di pochi mesi e con poco più di venti milioni.
Nel campionato perduto al fotofinish col Napoli, un ruolo lo hanno avuto i rendimenti men che mediocri di Taremi e Arnautovic che si divorò pure il possibile gol scudetto contro la Lazio. Il loro addio è stato un sollievo per l’universo interista. Sono stati rimpiazzati con due riserve di extra-lusso. Pio Esposito combatte, segna (tre gol), fa segnare (quattro assist). E nell’ultimo mese è stato più volte titolare lui di Thuram. Bonny è andato persino meglio: cinque gol e quattro assist. Due bomber di sostanza: non giochicchiano, si mangiano il terreno. Come il capo indiscusso. Lautaro Martinez ha già segnato più gol dello scorso anno (quattordici a dodici). È tornato il gladiatore che è sempre stato. È su ogni pallone. Pressa. Fa salire la squadra. Fa gol. E li fa in ogni modo. Di destro, di sinistro, di testa, in casa, fuori casa. Il Lautaro ritrovato compensa la stagione un pelo sotto tono di Thuram uno dei tanti colpi a parametro zero di Marotta.
Magari la Juventus di Spalletti avesse uno di questi quattro. A conferma che i soldi non fanno la felicità, soprattutto se non li si sa spendere, è dall’inizio della stagione che dalle parti di Vinovo convivono con l’assenza di un vero centravanti e ogni sera vanno a dormire sperando che l’indomani possa essere il giorno giusto per la trasformazione di David e Openda. Stanno ancora aspettando. In realtà un centravanti ce l’avevano (e ce l’hanno): Dusan Vlahovic. Ma è in scadenza di contratto e fin quando c’è stato Tudor, molto probabilmente per volere del club, giocava pochino e veniva tolto appena non segnava. Con Spalletti la storia è cambiata. Al momento del suo arrivo, Luciano deve essere stato chiaro con la società: «bisogna che giochiamo col centravanti». E quindi ha piazzato il serbo là davanti. Poi, però, Dusan si è fatto male e se tutto andrà bene si rivedrà in campo a marzo. È rimasto Yildiz. Il più forte per distacco. Ma ancora troppo perbene. Troppo altruista. Troppo sorridente. Troppo poco juventino (nonostante il rinnovo). Deve completare il percorso di juventinizzazione. Deve convertire il suo smisurato talento in fame. E possibilmente va aiutato facendogli calciare le punizioni. Ogni punizione tirata da Koopmeiners è una coltellata rifilata al dio del calcio. Ad aiutare l’attacco bianconero c’è il goleador fantasma («il più bravo di tutti a muoversi da centravanti», Spalletti dixit): Weston McKennie. Quattro gol. Basterà per sabato sera? Numeri alla mano, no. Ma le vie del calcio, si sa, sono infinite.
