Gare, tecnici, vivai: il Sud Italia arranca e ha solo 17 giocatori in serie A

Il pallone in Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia  rotola sempre meno. E gli investimenti dei privati si fermano a Roma
Giorgio Marota
5 min

Nel Paese che dell’andare a due velocità ha fatto quasi un vanto, adesso anche il calcio comincia a segnare differenze sempre più marcate su base territoriale. La crisi nazionale senza confini che ci fa tremare all’idea di perdere un altro Mondiale non inganni: nella tempesta generale c’è chi rischia più di altri di affondare, così come nella speranza di una rinnovata grandezza c’è chi continua a coltivare soprattutto il desiderio di sopravvivere. Esiste insomma un divario sempre più netto tra il Nord e il Sud, esplicitato certamente dal numero di squadre oggi in Serie A - Napoli e Lecce rappresentano i baluardi del Meridione e il Salento è una sorta di invalicabile Linea Maginot - ma che ora siamo in grado di approfondire tramite altri dati. Sono tutti abbastanza nitidi, al punto da fotografare con chiarezza la situazione emergenziale: dal numero dei tesserati a quello delle partite, dei tecnici e dei dirigenti, fino alla salute delle società di base e al percorso di quei giovani “Made in Sud” che tentano la scalata al vertice, non sembrano esserci più pari opportunità neppure in un settore geneticamente meritocratico come lo sport. Il Pil pro capite, le condizioni di vita, i diritti sociali e del lavoro, l’istruzione e ora anche il pallone, proprio quello strumento che toglieva i ragazzi dalle strade misurando il talento senza considerare la provenienza: se il Nord avanza a tastoni in un’Italia in difficoltà, il Sud, dove girano meno soldi e le strutture sono messe peggio, arranca e insegue.

Il divario

Sembra impossibile vista la storica vocazione al calcio del Meridione, eppure giocare al Sud è mediamente più raro che in altri posti. In Umbria 1 persona su 36 è tesserata per la Figc, in Abruzzo, Toscana e Trentino 1 su 40. In Campania e Sicilia, dove ci sono rispettivamente 64.310 e 55.103 calciatori, il rapporto tra tesserati e popolazione si sfalda: qui siamo a 1 su 87. Terza la Puglia: 1 su 78. Quarta la Calabria: 1 su 65. Gli ultimi tre posti della classifica del numero totale di partite sono tutti ad appannaggio del Sud: la Calabria è 18ª, la Basilicata è 19ª e il Molise è 20°. Qui almeno Campania, Sicilia e Puglia si rilanciano, occupando l’8°, il 10° e l’11° posto. Mettendo però insieme il numero di gare di Puglia e Campania (52.651), un vasto territorio di circa 33 mila km quadrati, non si raggiunge il numero di quelle disputate ogni anno nel Lazio, 58.044. Nell’ultima misurazione federale la Lombardia è addirittura a 111.454 e conta più match di tutto il Mezzogiorno messo assieme, dalla Campania a scendere (95.397). Anche il tema allenatori comincia a preoccupare gli analisti: nel Sud ce ne sono sempre meno, tanto che Campania (886 persone col tesserino) e Puglia (905), messe insieme, pareggiano quasi il numero di tecnici residenti in Lombardia (1.616). Tutto il Meridione, poi, con i suoi 34.711 dirigenti non raggiunge il numero delle figure che organizzano e gestiscono le attività societarie presenti in Lombardia, ancora una volta la regione di riferimento e che segna la misurazione della sperequazione. Ma non è solo Milano e dintorni a tracciare la rotta. Puglia, Sicilia e Campania unite, infatti, contano meno dirigenti (la somma fa 26.191) del Veneto (28.023) e leggermente poco di più della Toscana (25.203).

I nati al sud

In Serie A, su 175 calciatori italiani, solamente 17 sono nati nel Meridione. Erano 19 prima del mercato di gennaio. Ben 10 sono figli della Campania, la regione più prolifica. L’unico molisano in A è l’attaccante del Cagliari nato a Campobasso, Borrelli, a rappresentare la Calabria c’è Berardi del Sassuolo e pure la Sicilia ha un solo big, Gallo del Lecce. Squadre come Atalanta, Bologna (c’era una volta Immobile, andato al Paris) Como, Genoa, Juventus, Lazio, Pisa, Roma, Torino e Verona non hanno nessun nativo del Mezzogiorno nelle loro rose. E tra i 17 fortunati, solo 6 hanno fin qui raggiunto almeno il 50% di presenze nel massimo campionato: oltre a Berardi e Gallo, ci sono Luperto, Mandragora, Pezzella e Sebastiano Esposito. Gaetano è vicino a questa soglia, Vergara è appena esploso. Un paio (i vice portieri Nunziante e Satalino) non sono mai scesi in campo, gli altri giocano poco. In questo contesto scarseggiano anche le scuole calcio riconosciute dalla Figc: sono 13 in Basilicata, 33 in Calabria, 34 in Molise, 81 in Campania e 135 in Sicilia. Regioni del centro come Toscana (361), Emilia Romagna (403), Lazio (631) e anche del Nord come Piemonte (350) e Veneto (306) surclassano nei numeri il Meridione. La piccola Umbria (118) ha una quarantina di vivai in più della Campania, nonostante a quest’ultimo territorio appartengano un numero di comuni cinque volte superiore rispetto a quello delle province di Perugia e Terni.


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