Roma-Juve: tutti a scuola da Gasperini e Spalletti
Fanno tendenza da vent’anni, non sono mai passati di moda, lasciando un segno indelebile dove hanno allenato. Gasperini è diventato cittadino onorario di Bergamo nel 2019, quattro anni più tardi Spalletti è stato insignito del titolo di “official scugnizzo”, come dice lui, dal Comune di Napoli. Il vero scudetto, all’inizio della carriera, lo vinse portando l’Udinese della famiglia Pozzo in Coppa Uefa e per la prima volta in Champions. Gasp, invece, aveva condotto il Genoa in Europa e poi ha segnato un’epoca con l’Atalanta dei Percassi, lasciata pochi mesi fa dopo nove anni, una serie di qualificazioni Champions e infine il capolavoro di Dublino, travolgendo il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, un modello, con la tripletta di Lookman. Una partita a volte serve per cancellare un’etichetta o per ripiombare nei pregiudizi, certi numeri dovrebbero far riflettere, perché il confine tra l’estasi e il tormento equivale a un soffio di vento oppure a un cartellino rosso (come si è accorta la Juve, appena eliminata dal Galatasaray), ma il lavoro vero e profondo di un allenatore si dovrebbe misurare in altro modo, come sanno bene a Bergamo. Senza basi così solide, ora non sarebbero l’unica italiana ai quarti di Champions.
Le 1200 partite
Gasp, 68 anni compiuti il 26 gennaio, conta 625 panchine in Serie A. Spalletti, 67 anni il prossimo sabato, è salito a quota 575. In due fanno cifra tonda: 1200 partite nel massimo campionato italiano. Un’enormità, escludendo gli anni della gavetta per entrambi (Empoli e Crotone), le coppe europee e italiane, le esperienze da ct e in Russia con lo Zenit per l’attuale tecnico della Juve. Come numero di panchine in Serie A, precedono Allegri (532). Per età, tra i due si infila solo Sarri (67 anni compiuti il 10 gennaio), completando un trio di maestri dal punto di vista tattico. Mau e Gasp sono agli antipodi per filosofia di gioco, Lucio rappresenta la sintesi. Qualcosa sanno e molto possono insegnare. Ora si giocano la Champions con Roma e Juve.
Le diversità
Hanno fatto sempre tendenza, si sono imposti. Prendete la Roma. Duelli individuali a tutto campo. Altissima intensità, pressione, scontro fisico. Il suo Genoa, tra il 2006 e il 2010, era una novità, ma quel sistema di gioco veniva considerato marginale. A Bergamo lo ha imposto. Ora è diventato una moda. Mezzo campionato gioca così, non ci si può sottrarre alla marcatura, non si difende più di reparto. Il ct Gattuso preferirebbe la linea a quattro, ma ai playoff presenterà l’Italia con la difesa a tre, perché non ha il tempo per cambiare abitudini, sarebbe un rischio. Sarri è l’unico in Serie A a non “rompere” la linea arretrata, ci si orienta sulla palla e sulle distanze, si copre lo spazio. Concetti di gioco e strategia sviluppata sezionando il campo in zone, come insegnava Sacchi, eppure ha una stima infinita per il tecnico della Roma. «Tutti lo imitano in Serie A, ma nessuno riesce a scalare le marcature in modo ogni volta diverso come fa lui» ci raccontò quando Lotito non lo aveva ancora richiamato a Formello.
L'evoluzione
Spalletti, nel confronto tra le due scuole di pensiero, è il meno conservatore, anzi il più evoluto. Cambia e modella un sistema misto, sviluppa le attitudini dei calciatori, il suo calcio è in costante evoluzione. Il 4-2-3-1 era il suo assetto di riferimento alla Roma, Totti avvicinato “al pollaio” dell’area di rigore, Perrotta e Nainggolan (in epoche diverse) due meravigliosi incursori come oggi è McKennie. Quel modello ha fatto scuola, ma Lucio si era laureato a Coverciano con una tesi sul 3-5-2, così ha giocato con l’Udinese e anche a Torino, ereditando la Juve da Tudor. Ora varia e utilizza i due moduli, complicato stabilire quale sceglierà domani a Roma, sa mettersi a specchio o adotta le contromisure. Durante l’esperienza da ct, spiegò benissimo quale deve essere l’antidoto. «Non esiste più lo spazio tra le linee, ma lo spazio tra i singoli giocatori avversari». Da qui la definizione dei “mezzi spazi”, quei corridoi in cui infilare la palla. La tattica non serve senza la giocata e l’intelligenza del campione. Alla Juve mancherà Locatelli e vedremo se Spalletti preferirà David a Openda, scelto all’andata per cercare il contropiede. La Roma, 70 giorni dopo la sfida allo Stadium, può contare su un centravanti come Malen. Non è poco.
