Flop Italia, chi parla degli allenatori non ha proprio capito

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
4 min

Finalmente una buona notizia dopo i 6 gol presi dall’Atalanta col Bayern, gli 8 dalla Juve col Galatasaray, i 5 dall’Inter col Bodø e i 6 dal Napoli col Psv, e in tutto fanno 25. Finalmente una buona notizia, dicevo: ai quarti di finale dell’Europa League porteremo sicuramente un’italiana (...). Temo peraltro che sarà l’unica superstite del nostro campionato poiché la Fiorentina non sembra intenzionata a trascurare la salvezza per una Conference qualsiasi.
L’italian floppone non può più sorprendere: siamo pur sempre quelli che hanno saltato due edizioni di fila dei Mondiali e a fine mese rischiano di realizzare il triplete della vergogna.  
L’eccezione, in Champions, è stata l’Inter di Inzaghi che nelle ultime tre stagioni s’è guadagnata due finali, l’ultima volta prendendone 5 dal Psg: noi le cose le facciamo perbene o non le facciamo affatto. 
C’è chi sostiene che la colpa sia di quelli che raccontano male il calcio, i maledetti giornalisti sostenitori della difesa-e-contropiede, gli amici della storia e nemici della modernità: di calcio possono parlare tutti, perfino gli ex calciatori.  
La verità è purtroppo un’altra: avendo finito da tempo i denari, ci siamo rifugiati nelle idee (non tutti). Ma le idee fanno pochi gol. 
Siamo stesi come dei manifesti. E senza i milioni non si comprano i campioni stranieri, senza i campioni stranieri non si vincono le coppe, senza la programmazione non si formano i talenti italiani, senza una passione morattiana, o berlusconiana, i proprietari non investono nella qualità: oggi quando se ne ritrovano un po’ in casa la rivendono a caro prezzo. 
Queste cose le scriviamo da anni, inutilmente: volete mettere il peso delle parole, delle riflessioni e degli allarmi con quello dei bilanci fallimentari, dei debiti?  
Ci sono soltanto due mezzi per pagare i debiti: sforzandosi di aumentare i ricavi, sforzandosi di diminuire le spese. Le nostre squadre, in assenza di facili ricavi, stanno limitando le spese e lo spettacolo ne risulta fortemente impoverito. 
Meglio, a questo punto, occuparsi dell’euroderby Bologna-Roma, la sfida tra un tecnico abbonatosi alle finali, Italiano, e uno che si è specializzato in miracoli tecnici e nella produzione di ricchezza per il club, Gasperini. 
Da ultrà bolognese e direttore del Corriere dello Sport-Stadio questa partita avrei voluto vederla a Istanbul, lo confesso. Ma non si può avere tutto.  
PS che mi scoppia dentro. Quando si parla della crisi della Nazionale e del calcio italiano, che non produce un campione dal 16 maggio 2004, ci si dimentica che nel 2010 a guidare gli azzurri c’era Lippi e nel 2014 Prandelli, autentiche eccellenze. Cosa voglio dire? Che continuare a raccontare alla gente che sono i maghi della panchina a determinare la qualità del gioco e i successi è una fandonia inammissibile: gli allenatori, per fare risultato fuori dai confini, hanno bisogno dei campioni.  
Quando poi sento o leggo che “il Bayern ha dato una lezione all’Atalanta” mi si rizzano i tanti capelli che ho in testa: in panchina Kompany aveva 10 giocatori tutti più forti dei 10 titolari di Palladino. Le lezioni (di logica) si imparano soltanto a scuola. Studiando l’italiano in senso lato.

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