Pagina 2 | Bufera San Siro, scatta l’inchiesta sulla vendita: la lunga lista degli indagati

Nel mirino della Procura milanese la procedura per l’alienazione dello stadio Meazza, che il Comune ha venduto a Inter e Milan: tutti i dettagli

MILANO - Il presidente del Milan Scaroni e il presidente dell’Inter Marotta si sono detti negli scorsi giorni molto fiduciosi sulla partenza concreta del progetto nuovo San Siro nel 2027, con l’inizio dei lavori nel secondo semestre del 2027. Eppure, la strada resta impervia e piena di ostacoli, soprattutto quella di natura burocratica. Sono state svolte ieri, infatti, alcune perquisizioni in Comune a Milano, alla M-I Stadio (società compartecipata pariteticamente da Inter e Milan per la gestione operativa, la biglietteria e i servizi dello stadio San Siro) e nelle abitazioni sia di ex dirigenti e consulenti delle due squadre, sia di ex assessori che di membri di Palazzo Marino.

Gli iscritti nel registro degli indagati

La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati gli ex assessori comunali milanesi Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, Christian Malangone, responsabile del procedimento dell'alienazione dello stadio, Simona Collarini, direttrice della pianificazione del Comune; presenti in lista anche alcuni referenti dei club: i consulenti Fabrizio Grena e Marta Spaini, e i manager Mark Van Huukslot, impegnato lato Inter, Giuseppe Bonomi, presidente di "Sport Life City", società controllata del Milan, e Alessandro Antonello, ex ad corporate dell'Inter e attuale direttore generale dell'Olympique Marsiglia.

 

 


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L'inchiesta della Procura di Milano

L’inchiesta si sviluppa sull’ipotesi che la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, per cui il Comune ha incassato 197 milioni di euro, sia stata un'operazione che possa aver favorito gli interessi privati a scapito dell'interesse pubblico. In sostanza: la legge sugli stadi, che ha favorito la vendita della zona del "Meazza" ai due club, sarebbe stata utilizzata per favorire, tramite la nuova urbanizzazione dell'area, determinate società edilizie. È chiaro che l'inchiesta tocca un filone ancora superiore, quello dell'indagine sull'Urbanistica milanese, dalla quale sono emerse chat e mail che hanno poi condotto gli inquirenti a disporre le perquisizioni di ieri.

Le parole del primo cittadino Sala

«Al momento - ha spiegato in una nota il sindaco di Milano Sala - non abbiamo sufficienti elementi conoscitivi se non quelli che stiamo apprendendo dai media. Ci sembra comunque giusto chiarire alcuni aspetti. Innanzitutto, da quel che si capisce, non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanza. Inoltre va chiarito che la Legge Stadi e le procedure di Partenariato Pubblico Privato richiedono delle interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologiche. Detto ciò, attendiamo con fiducia lo sviluppo delle indagini ritenendo che gli uffici abbiano operato in buona fede e per il bene di Milano. Si è cercato di far fronte a un rischio (e cioè l’abbandono della città di Milano da parte delle nostre due società calcistiche) attraverso una trattativa estremamente lunga, complessa, dura e condotta nell’esclusivo interesse pubblico».

 

 

 


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L'inchiesta della Procura di Milano

L’inchiesta si sviluppa sull’ipotesi che la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, per cui il Comune ha incassato 197 milioni di euro, sia stata un'operazione che possa aver favorito gli interessi privati a scapito dell'interesse pubblico. In sostanza: la legge sugli stadi, che ha favorito la vendita della zona del "Meazza" ai due club, sarebbe stata utilizzata per favorire, tramite la nuova urbanizzazione dell'area, determinate società edilizie. È chiaro che l'inchiesta tocca un filone ancora superiore, quello dell'indagine sull'Urbanistica milanese, dalla quale sono emerse chat e mail che hanno poi condotto gli inquirenti a disporre le perquisizioni di ieri.

Le parole del primo cittadino Sala

«Al momento - ha spiegato in una nota il sindaco di Milano Sala - non abbiamo sufficienti elementi conoscitivi se non quelli che stiamo apprendendo dai media. Ci sembra comunque giusto chiarire alcuni aspetti. Innanzitutto, da quel che si capisce, non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanza. Inoltre va chiarito che la Legge Stadi e le procedure di Partenariato Pubblico Privato richiedono delle interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologiche. Detto ciò, attendiamo con fiducia lo sviluppo delle indagini ritenendo che gli uffici abbiano operato in buona fede e per il bene di Milano. Si è cercato di far fronte a un rischio (e cioè l’abbandono della città di Milano da parte delle nostre due società calcistiche) attraverso una trattativa estremamente lunga, complessa, dura e condotta nell’esclusivo interesse pubblico».

 

 

 


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