L’analisi dei calendari di Napoli e Inter: il momento è cruciale

Chivu può far valere il suo +7 (ma 5 turni fa era a +14), Conte sa già come si fa. La forma non è perfetta per entrambe, dipende tutto dal Toro e dai Fab Four
Alberto Polverosi

Sette punti in più sono un bel vantaggio, tanto che se fosse il Napoli a vincere lo scudetto povero Chivu, farebbe la fine di Inzaghi, ricordato da un po’ di gente alla Pinetina e dintorni per aver perso due campionati e non per averne vinto uno e portato due volte l’Inter in finale di Champions. Peraltro uno di questi due scudetti, precisamente l’ultimo, Simone l’ha consegnato proprio a Conte. Ecco un punto a favore del Napoli: il salentino sa come si vincono i campionati (ha cinque tricolori in bacheca, più una Premier), mentre il rumeno ci sta provando per la prima volta. È una risorsa che può essere utile conoscere le insidie delle ultime giornate, quando chi ha bisogno di punti per salvarsi o arrivare in Europa trova energie insospettabili.

La differenza di Lautaro per l'Inter

Il punto a favore di Chivu è però più sostanzioso e non riguarda solo la distanza in classifica. Quel “punto” si chiama Lautaro Martinez, con lui l’Inter è un’altra cosa, è una squadra con un leader indiscusso, un trascinatore, un attaccante che segna e che si carica i compagni sulle spalle. Sotto questo aspetto ricorda davvero un altro argentino, Gabriel Batistuta. Lautaro ha saltato sei partite per infortunio, dopo le prime due vittorie (Lecce e Genoa), sono arrivati tre pareggi (compreso quello di Coppa Italia a Como) e la sconfitta nel derby, con appena due gol segnati nella serie negativa. È tornato in campo e l’Inter ne ha fatti cinque in 90 minuti e due con la sua firma.  

I fantastici quattro

A quel fenomeno di Lautaro il Napoli può opporre di nuovo il quartetto magico, riunito dal primo minuto lunedì sera dopo 190 giorni. Anguissa, Lobotka, McTominay e De Bruyne, come qualità siamo al punto più alto della Serie A. Tecnica sopraffina, ma anche una spiccata sensibilità tattica, come dimostrato da McTominay che per un quarto d’ora ha fatto il centravanti (gli era già capitato ai tempi del Manchester United) quando è uscito Giovane e prima che entrasse Elmas. Ecco, questo è un aspetto interessante da valutare. L’Inter resta sempre uguale a se stessa e anche se manca Lautaro grazie alla sua batteria di attaccanti non modifica né il sistema di gioco, né la posizione dei giocatori. Le sostituzioni sono sempre ruolo su ruolo. Il Napoli, con Conte, può invece cambiare durante la partita, dando un tocco di fantasia e imprevedibilità alla squadra.  


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La condizione

Il 5-2 rifilato alla Roma può far pensare a una capolista in condizioni smaglianti, ma non è proprio così. L’energia che Lautaro ha trasmesso alla squadra è stata decisiva nella fragorosa vittoria della sera di Pasqua, però il resto della compagnia non è così brillante. Con l’Atalanta (1-1) e a Firenze (1-1), l’Inter non si era mossa bene e aveva mostrato un po’ di sofferenza sul piano atletico. Soprattutto al Franchi, dopo una partenza a mille con il gol di Esposito si era fermata lasciando alla Fiorentina campo e iniziativa. Nemmeno il Napoli è al massimo della forma, però le gambe ancora girano. Alla 26ª Conte aveva 14 punti in meno di Chivu, in cinque giornate il distacco è stato dimezzato, il Napoli ha sempre vinto, l’Inter ha rallentato con due vittorie, due pareggi e una sconfitta. La spinta è diversa. 

Como decisivo

Lo sarà sia per l’Inter che per il Napoli, tutt’e due attese sul lago dalla squadra di Fabregas. Tocca prima alla capolista domenica sera, quando il Napoli qualche ora prima giocherà a Parma. A Como gli azzurri ci saranno nel primo turno di maggio, alla 35a giornata, ma se la squadra di Chivu esce indenne dalla trasferta comasca le possibilità di aggancio del Napoli perderanno consistenza. Il Como è per entrambe l’unico avversario in corsa per la Champions in calendario. Il resto del cammino finale si equivale e alla penultima giornata potrebbe addirittura coincidere con Inter-Verona e Pisa-Napoli, le due squadre in questo momento ultime in classifica. 


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Sette punti in più sono un bel vantaggio, tanto che se fosse il Napoli a vincere lo scudetto povero Chivu, farebbe la fine di Inzaghi, ricordato da un po’ di gente alla Pinetina e dintorni per aver perso due campionati e non per averne vinto uno e portato due volte l’Inter in finale di Champions. Peraltro uno di questi due scudetti, precisamente l’ultimo, Simone l’ha consegnato proprio a Conte. Ecco un punto a favore del Napoli: il salentino sa come si vincono i campionati (ha cinque tricolori in bacheca, più una Premier), mentre il rumeno ci sta provando per la prima volta. È una risorsa che può essere utile conoscere le insidie delle ultime giornate, quando chi ha bisogno di punti per salvarsi o arrivare in Europa trova energie insospettabili.

La differenza di Lautaro per l'Inter

Il punto a favore di Chivu è però più sostanzioso e non riguarda solo la distanza in classifica. Quel “punto” si chiama Lautaro Martinez, con lui l’Inter è un’altra cosa, è una squadra con un leader indiscusso, un trascinatore, un attaccante che segna e che si carica i compagni sulle spalle. Sotto questo aspetto ricorda davvero un altro argentino, Gabriel Batistuta. Lautaro ha saltato sei partite per infortunio, dopo le prime due vittorie (Lecce e Genoa), sono arrivati tre pareggi (compreso quello di Coppa Italia a Como) e la sconfitta nel derby, con appena due gol segnati nella serie negativa. È tornato in campo e l’Inter ne ha fatti cinque in 90 minuti e due con la sua firma.  

I fantastici quattro

A quel fenomeno di Lautaro il Napoli può opporre di nuovo il quartetto magico, riunito dal primo minuto lunedì sera dopo 190 giorni. Anguissa, Lobotka, McTominay e De Bruyne, come qualità siamo al punto più alto della Serie A. Tecnica sopraffina, ma anche una spiccata sensibilità tattica, come dimostrato da McTominay che per un quarto d’ora ha fatto il centravanti (gli era già capitato ai tempi del Manchester United) quando è uscito Giovane e prima che entrasse Elmas. Ecco, questo è un aspetto interessante da valutare. L’Inter resta sempre uguale a se stessa e anche se manca Lautaro grazie alla sua batteria di attaccanti non modifica né il sistema di gioco, né la posizione dei giocatori. Le sostituzioni sono sempre ruolo su ruolo. Il Napoli, con Conte, può invece cambiare durante la partita, dando un tocco di fantasia e imprevedibilità alla squadra.  


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