Malagò è il candidato della Serie A alla presidenza della Figc con 18 preferenze. Entra in corsa anche Abete
La Serie A ha scelto Giovanni Malagò. Il dirigente che ha guidato il Coni dal 2013 al 2025 è il primo candidato alla presidenza della Figc in vista delle elezioni del 22 giugno. Le big si sono compattate attorno alla sua figura e hanno trascinato le altre società del massimo campionato arrivando a una maggioranza quasi totale di ben 18 preferenze - come chiedeva lo stesso Malagò - nell’indicare il nome del possibile successore di Gravina. La Lazio di Lotito avrebbe guidato il fronte dell’opposizione, rimasto però in minoranza anche durante l’assemblea odierna insieme al Verona. Nello specifico il club scaligero non ha firmato la sua indicazione pro Malagò (non c’è stata alcuna votazione, ma una raccolta firme andata avanti per giorni) mentre i biancocelesti hanno chiesto, prima di esprimersi su nomi e programmi, di rivedere l'impianto normativo che regola le dinamiche tra sport e politica in un pacchetto di norme redatto 45 anni fa con la legge sul professionismo del 1981. "Serve una ristrutturazione del calcio. Le elezioni vengono indette con la legge 91 del 1981, una legge di 45 anni fa e non va bene. Non è il nome, il nome non c'entra niente. Se una cosa non funziona, va ristrutturata. C'è una legge istitutiva che è la 91 del 1981, 45 anni fa. Fin quando c'è quella legge, il sistema va ridisegnato tutto. Ci vuole la nomina di un commissario", ha detto il presidente Lotito, all'uscita dell'odierna assemblea della Lega calcio Serie A.
La data del 13 maggio
Ogni componente, com’è noto, può indicare un proprio candidato e la Serie A (complessivamente vale il 18% dei votanti) si è mossa prima di tutte le altre e con largo anticipo. Manca infatti un mese alla data ultima per le candidature, fissata al 13 maggio. Via Rosellini rivendica così un ruolo di capofila del movimento al netto del proprio peso elettivo (la LND e il suo 34% esprimono quasi il doppio delle preferenze) degli appelli all’unità delle altre leghe, che continuano a dialogare tra loro e valutare possibili alternative a Malagò. Anche per avere poi qualche carta da giocare nel caso di una trattativa politica interna.
Simonelli, il presidente della Lega Serie A, ha motivato così l’urgenza dei club di convergere su Malagò: "Si voleva dare una immagine di reazione immediata al dramma sportivo per la delusione della nazionale. Ci siamo trovati subito per analizzare un programma per risollevare la Serie A e tutto il calcio italiano. Era importante non perdere tempo. Come Serie A c'è la volontà di avere comunque un dialogo con il ministro Abodi e con il Governo".
Abete in corsa alla presidenza della Figc
Non si è fatta attendere la reazione della componente più rappresentativa dell’universo federale. Giancarlo Abete, subito dopo la scelta della Serie A, ha annunciato la sua discesa in campo, ma con una strategia già evidente: far pesare il suo 34% nella logica di una trattativa che sarà inevitabilmente anche politica. "Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi", ha spiegato a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. "Pensavo sarebbe stato più opportuno un percorso diverso, leggere e valutare il documento Gravina, capire quali tipi di responsabilità ogni componente prendeva nei confronti della Federazione, avere un programma condiviso e poi individuare la persona giusta - ha aggiunto -. C'è stata questa accelerazione con l'investitura di Malagò. Se l'impostazione è questa noi seguiremo la stessa".
Malagò: "Grande soddisfazione, sono onorato"
"Accolgo con grande soddisfazione l'importante mandato fiduciario conferito dalla Lega di Serie A, visto anche il contenuto numerico con cui è stato espresso". Questo il commento e la gioia di Giovanni Malagò, indicato dalla Lega di A alla presidenza della Federcalcio. L'ex numero uno del Coni ha aggiunto che si tratta di un "segnale di straordinaria considerazione, che mi permette di intraprendere un doveroso percorso esplorativo. Credo sia corretto interpellare le altri componenti prima di effettuare una valutazione complessiva, ma sono onorato di questa significativa testimonianza di stima".
