Quanto vale Milan-Juve: 60 milioni a testa e tanto altro...

Allegri per agganciare il Napoli, Spalletti per tenere a distanza Roma e Como. Ora lo scudetto è entrare tra le prime quattro
Fabrizio Patania
5 min

Niente altro che il risultato, entrare tra le prime quattro. Il segno dei tempi nelle frasi di Allegri, deciso a spostare il focus. Milan-Juve non vale più lo scudetto, l’ultima volta è accaduto nel 2012, quando il Var non esisteva e il gol fantasma di Muntari, respinto oltre la linea da Buffon, piegò il campionato dalla parte dei bianconeri. Il tecnico livornese, due anni dopo, sarebbe andato a Torino a scrivere la storia. Spalletti è rimasto in silenzio: la sua conferenza “invisibile” conservava i sottotitoli dettati subito dopo il 2-0 al Bologna. L’ex ct dispensava camomilla, invitando tutti alla calma. Sembrava di ascoltare Max, invece era Lucio. «Se vinciamo due partite, parlate di scudetto. Piano». La ribalta ieri è stata lasciata a Bremer, pieno di ambizioni, come ogni dirigente alla Continassa. Un conto è proiettarsi nel futuro, un altro controllare la classifica. La Roma, vincendo a Bologna, si è riportata a meno due dal quarto posto. Oggi tocca al Como, di scena a Marassi. La Juve non si può rilassare. Un eventuale ko a San Siro farebbe ripiombare Spalletti nel vortice, braccato da Gasp e Fabregas. Se vincesse, invece, aggancerebbe il Milan al terzo posto. Max può raggiungere Conte a quota 69 punti. A cinque giornate dal traguardo, tutto è ancora possibile.

Ricavi Champions indispensabili per entrambe

Guardare avanti per non cadere indietro è la teoria preferita da qualsiasi allenatore. Un dato è certo: se Milan e Juve l’anno prossimo vogliono tornare a lottare per lo scudetto, devono garantirsi l’oro della Champions. Sessanta-settanta milioni di ricavi Uefa indispensabili per il budget di mercato. Non contano i traguardi parziali, i cavalli si vedono all’arrivo. Nel girone di ritorno, 4 sconfitte e 24 punti in 14 partite, il ritmo dei rossoneri è calato. Pesano i ko con Parma, Lazio, Napoli e Udinese. La galoppata lunga 24 giornate, dopo l’inciampo al debutto in campionato (1-2 con la Cremonese), tuttavia ha permesso a Max di entrare in dirittura d’arrivo in buona posizione. Senza trascurare il corto muso, ha già spiegato che la corsa si potrebbe risolvere all’ultima giornata. Stesso discorso per Spalletti, a cui potrebbe tornare utile anche un pareggio: grazie al 3-3 dell’Olimpico, griffato da Boga e Gatti, è rimasto aggrappato alla Champions nel momento più complicato e ha lanciato la rimonta. Stasera misurerà il reale valore della Signora, un solo gol subito nelle ultime 6 partite. San Siro, dove a febbraio i bianconeri si erano inchinati all’Inter tra le contestazioni per la simulazione di Bastoni, sa tanto di svolta.

 

 

Un'altra Juve rispetto all'andata

Non ci sono metri di paragone. Impianto uguale, diversa concezione. È un’altra Juve rispetto all’andata, quando sul ponte di comando timonava Tudor. Spalletti sa miscelare qualsiasi tattica. Max si aggrappa all’orgoglio di Leao e confida nel risveglio di Pulisic. Il portoghese, a digiuno da 55 giorni, due settimane fa era uscito tra i fischi del Meazza. L’americano, prima o poi, dovrà tornare a graffiare sotto porta. Nel 2026 non ha mai segnato. L’ultimo gol in campionato risale al 28 dicembre con il Verona. Modric, fuoriclasse eterno, può orientare la partita. La curiosità consiste nel capire come Lucio cercherà di arginarlo, forse riportando McKennie sulla trequarti. Yildiz, gestendo il ginocchio dolorante, cerca il recupero. Decisione in extremis, altrimenti spazio a Boga, ma è complicato rinunciare al turco. David, il meno apprezzato a Torino, proverà a confermare i recenti progressi. È la notte giusta per dimostrare di valere la Champions.

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