Toro-Juve, un deprecabile avanspettacolo

Leggi il commento del derby della Mole, gli incidenti che lo hanno preceduto e il clima surreale sugli spalti
Vittorio Oreggia
Vittorio Oreggia

5 min

Pubblicato il 25.05.2026, 09:20

Niente Champions per la Juventus, come era abbastanza prevedibile. Il sesto posto in classifica, che la consegna ufficialmente all’Europa League, è il risultato peggiore degli ultimi 15 anni. Correva la stagione 2010-2011, guidava Gigi Delneri, era il primo capitolo della premiata ditta Agnelli-Marotta, che poi - come raccontano le cronache - ha corretto il tiro. C’è anche un settimo posto nel 2023, ma lì c’era di mezzo una penalizzazione e quindi fa poco testo. Storia e storie. Comunque, a nulla è servito pareggiare un derby di una tristezza cosmica, povero di tecnica e di emozioni, contaminato da cosa di molto brutto è accaduto prima che la partita avesse inizio, quasi un degno epilogo per le squadre di Torino, vittime di se stesse e di chi le governa. Tanto per capirsi, la Champions i bianconeri l’hanno salutata non ieri sera ma una settimana fa, con la sciagurata sconfitta interna contro la Fiorentina e, ancora prima, con il pareggio contro il Verona già retrocesso. Amen.

Toro-Juve, derby in un contesto surreale

È stato un derby giocato in un contesto surreale, con l’esito delle sfide di Milan, Roma e Como già scritto per il ritardo di un’ora che ha fatto saltare la contemporaneità, senza la presenza dei sostenitori bianconeri che hanno abbandonato lo stadio Grande Torino con largo anticipo sul fischio d’inizio, con un livello di nervosismo quasi fuori controllo, con le notizie sulle condizioni di salute del tifoso ferito ad alimentare ulteriore tensione, con i fischi all’ingresso in campo delle squadre. Perché, in fondo, non c’è mai limite al paradosso.

Un deprecabile spettacolo che ha alterato gli equilibri psicologici

Cosa sarebbe successo, come sarebbe andata se questo deprecabile avanspettacolo non fosse accaduto, è impossibile saperlo, nemmeno con la proprietà divinatorie del mago Otelma. Però è chiaro che c’è stata un’alterazione degli equilibri, almeno quelli psicologici. La Juventus non ha disputato una partita memorabile come le capita spesso da un mese a questa parte e le assenze di Bremer e Yildiz in qualche modo hanno pesato, non nell’atteggiamento ma nella cifra tecnica, però ha fatto per un’ora cosa doveva e come poteva contro un avversario che ha solo avuto gli ultimi venti minuti da Toro. Luciano Spalletti allena giocatori ormai spompati, da Cambiaso a McKennie, da Thuram a Conceicao; Roberto D’Aversa pilota un gruppo che in questa stagione è stato quasi sempre mediocre e che anche ieri sera è stato mezzo incompiuto, da vorrei ma non posso, salvato dal cuore e dalle amnesie difensive bianconere.

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Juve, dimensione quasi anonima in Italia e in Europa

È stato ancora Dusan Vlahovic a segnare, stavolta una doppietta, quattro gol nelle ultime quattro apparizioni, forse al passo d’addio o forse no. Le vie del mercato sono tortuose e imprevedibili ma è abbastanza complicato stabilire se sia davvero il centravanti a cui si riferisce Spalletti quando chiede un attaccante di peso là davanti: il serbo spesso (non sempre) la butta dentro ma continua ad avere limiti nel gioco di sponda e nel tenere palla per aiutare la squadra. Insomma, non è Osimhen e non è Lautaro, non è nemmeno Hojlund o Lukaku. Bisogna che chi lo compra, o chi se lo tiene, se ne faccia carico. Rimane il fatto che, uscito il serbo ed entrato David a metà della ripresa, la differenza si è vista. Perché il canadese continua a non essere presentabile.

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Vincere la stracittadina per la Juventus era il minimo sindacale, giusto per salvare la faccia. Invece niente da fare. Damien Comolli, prima che tutto avesse inizio, ha raccontato che con o senza Champions i programmi della società andranno avanti. Lo ha detto con il piglio di chi è consapevole di restare sulla tolda di comando, non lo ha sfiorato il dubbio che di qui a qualche giorno il capo gli presenterà il conto e i conti. Che non tornano e che consegnano il club bianconero a dimensione quasi anonima, in Italia e in Europa.

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