Percassi: «Atalanta, mi incanti. Che gioie grazie ai giovani»

Esclusivo, il presidente svela i segreti del boom: «In 6 anni investiti 35 milioni nel vivaio, siamo stati ripagati. Gasperini vero mago»
Percassi: «Atalanta, mi incanti. Che gioie grazie ai giovani»
Xavier Jacobelli
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BERGAMO - Strabuzza gli occhi. Sbotta: «A Bergamo sta succedendo qualcosa di inimmaginabile». Antonio Percassi è un uomo felice. Talmente felice che quasi non crederebbe ai suoi occhi, se non ci fosse la classifica a rassicurarlo. Dopo 12 giornate, la serie A recita: Atalanta quarta, con gli stessi punti della Lazio e in piena zona Europa League, a tre punti dalla zona Champions League; Atalanta addirittura prima, se si conteggiassero le ultime sette partite (6 vittorie e un pareggio). E poi: Gagliardini in Nazionale; Caldara, Conti, Grassi e Petagna nell’Under 21 che stasera, proprio a Bergamo, giocherà in amichevole contro la Danimarca; altri otto nerazzurri convocati dalle rispettive rappresentative, a cominciare dalla Costa d’Avorio di Kessie, 19 anni, quotazione alle stelle.

STADIO BORTOLOTTI - Per uno che nella Primavera dell’Atalanta ha giocato con Scirea, poi in prima squadra con lui e, successivamente, con Cabrini («Antonio arrivò dalla Cremonese quando aveva 17 anni: gli bastò un anno di B per conquistare la Juve»). Per uno che dell’Atalanta è stato giocatore, capitano, presidente dal ‘90 al ‘94 e, di nuovo, dal 2010 (subito la promozione dalla B alla A; poi il campionato record dei 52 punti conquistati sul campo partendo da -6; poi un’altra salvezza partendo da -2; poi altre tre salvezze). Per uno che il mantra di Zingonia ce l’ha in testa da quando era alto così, capirete che cosa significhi il boom 2016 targato Caldara, Conti, Gagliardini, Grassi, Kessie, Petagna. Sormontato dalla sigla GPG, che sta per Gian Piero Gasperini, quattro sconfitte nelle prime cinque partite, cento interrogativi su dove stesse portando l’Atalanta, oggi, invece, Sindaco dello stadio Achille e Cesare Bortolotti. Ufficialmente si chiama Atleti Azzurri d’Italia, ma, per i tifosi, il cui cuore batte in Curva Nord, porta solo e soltanto il nome dei due storici predecessori di Percassi. Anni fa, soltanto la cecità della Casta locale impedì di accogliere la richiesta popolare, ma i bergamaschi hanno la testa dura e, prima o poi, cadrà anche questo muro.

LA FORZA E L’INVIDIA - Percassi è un imprenditore bergamasco made in Clusone, Valle Seriana, il cui Gruppo in Italia e all’estero dà lavoro a 6 mila dipendenti e conta un volume d’affari oscillante attorno agli 800 milioni di euro annui. Fra i suoi ultimi colpi di prestigio, pari alla sostanza e alla risonanza internazionale, ci sono l’importazione di Victoria’s Secret e Starbucks. Preferisce essere piuttosto che apparire, è recalcitrante alle luci della ribalta, predilige il gioco di squadra, vive nell’ex città bianca primatista di uno dei sette peccati capitali: l’invidia. Ma, se è vero che nessuno è profeta in patria, l’ex stopper che giocava con Scirea è una conclamata eccezione alla regola. E poi, si sa, avere un presidente tifoso è il massimo che c’è, per i tifosi. «Storicamente, la linfa vitale dell’Atalanta è sempre stata il suo settore giovanile. Quasi trent’anni fa, quando acquistai la società per la prima volta, la priorità fu prendere Favini, un fenomenale scopritore di talenti. Oggi Mino ha 80 anni, ha lavorato nell’Atalanta per quasi 25, continua a fare il consulente per il Como ed è sempre nei nostri cuori perché Zingonia è casa sua. Quando sono ritornato al vertice del club, la prima cosa che ho rifatto è stata riconfermare Favini. E agire di conseguenza. In sei anni abbiamo investito 35 milioni di euro nel vivaio e nel centro sportivo di Zingonia. Siamo stati ripagati, ma continueremo lungo questa strada. Anche perché abbiamo Gasperini: l’allenatore giusto al momento giusto nel posto giusto. Lui è il vero mago dei giovani. Sebbene, quando mi hanno detto quale formazione avrebbe mandato in campo contro il Napoli, con Caldara, Conti, Gagliardini e Petagna titolari, mi fossi chiesto: ma è diventato matto? Grandissimo Gasp! E grandissimo il suo coraggio».

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