Atalanta, controllo totale

Leggi il commento sulla squadra di Palladino dopo la vittoria sul Parma
Pippo Russo
Pippo Russo

3 min

Pubblicato il 26.01.2026, 09:17

AtalantaAtalanta Tutte le notizie sulla squadra

L'immagine più eloquente del pomeriggio sta in un episodio marginale: Lookman, pressato nella propria area sulla linea di fondo da Del Prato, avvia una costruzione dal basso che taglia la sua area di porta e raggiunge Zappacosta sul lato destro dell’area atalantina. Mancavano quattro minuti al termine e l’Atalanta non aveva ancora segnato il gol del 4-0. Una dimostrazione di controllo totale, certificata dal fatto che gli altri quattro calciatori mandati in campo nella ripresa da Raffaele Palladino si chiamano Hien, Krstović, Bernasconi e Pasalic. Più di una squadra fra quelle che in classifica stanno sopra i bergamaschi vorrebbe avere quest’ampiezza di scelta. Davanti a un’avversaria così dominante, il Parma di Carlos Cuesta ha fatto il massimo che potesse: incassare una serena sconfitta, senza la minima traccia di mala educación. Sono stati quattro gol ma potevano essere il doppio. Poteva pure piovere.

Finisce così una partita che non è mai stata tale. Troppo dislivello, talmente ampio da non richiedere nemmeno d’essere sfoggiato. C’è una saggezza nella forza che una squadra sa di possedere. Ieri l’Atalanta ha dimostrato di possederla. Il primo tempo è stato condotto addirittura in risparmio energetico: 2-0 in souplesse. Col solo Charles De Ketelaere a prenderla troppo sul serio, come fa nei giorni in cui la grazia lo accompagna e lo porta a sciorinare calcio da Premier League. Quando poi, nella ripresa, il Parma ha provato a riaprila (Pellegrino s’è divorato il 2-1 tirando addosso a Carnesecchi), è stato ricacciato indietro con perdite: un altro 2-0 parziale, con largo passivo finale. A volte bisognerebbe avere l’accortezza di portarsi a casa sconfitte onorevoli. 

Da tutto ciò si capisce che, sulla partita in sé, c’è poco da dire. Perché di partita, intesa come contesa tra forze, non ce n’è stata. Piuttosto, rimane insoluto l’interrogativo sul suicidio atalantino in Champions contro il Bilbao - altra partita che all’intervallo pareva in controllo - che ha complicato il cammino verso la qualificazione diretta. In questo, l’Atalanta di Palladino replica il vecchio vizio dell’Atalan ta di Gasperini: che di tanto in tanto si prendeva amnesie sconcertanti. Questa è la Dea: prendere o lasciare. E intanto che il calendario chiama attenzione sul decisivo impegno di mercoledì in Champions contro i belgi l’Union St. Gilloise, la suggestione punta sul derby lombardo di domenica prossima: Como-Atalanta. Le due forze nuove del calcio italiano che fino a nemmeno dieci anni fa nessuno avrebbe sospettato. 

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