Bologna, la maledizione dei numeri nove

Il dopo Gilardino per i rossoblù è stato come il dopo Inzaghi per il Milan: da Destro a Santander, solo meteore finchè non si è deciso che era meglio Palacio, un falso nueve
Bologna, la maledizione dei numeri nove© FOTO SCHICCHI

BOLOGNA - La maledizione del nove, intesa non tanto come numero scritto sulla facciata posteriore della maglia da gioco quanto per il ruolo, quello di prima punta. Ora, non siamo alla stregua di ciò che è capitato al Milan dopo l’addio al calcio giocato di SuperPippo Inzaghi, a parte questa ultima parentesi legata a quel fuoriclasse che è Zlatan Ibrahimovic, ma di sicuro anche il Bologna non è stato fortunato per quanto riguarda le scelte fatte. Sì, perché dopo che Marco Di Vaio ha lasciato Bologna per andare a chiudere il suo percorso importante agli Impact di Montreal e le partenze per altri lidi di Alberto Gilardino e Pablo Daniel Osvaldo, ecco che nel loro ruolo tutti gli attaccanti che sono sbarcati via via a Bologna hanno fatto tremendamente fatica a essere costruttivi. Tranne, va sottolineato, Mattia Destro le prime due annate. Certo, anche alla luce del serio infortunio che gli è capitato a metà febbraio del suo primo campionato, quando a San Siro un pestone del difensore brasiliano dell’Inter Miranda lo costrinse a rimanere ai box per mesi.

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E soprattutto da questo lungo elenco va tolto quel grande campione che si chiama Rodrigo Palacio, nonostante i numeri alti della sua carta di identità. E nonostante che all’atto pratico non sia una vera prima punta. Ma cosa è successo allora? Dal suo sbarco a Casteldebole a oggi sulla panchina del Bologna si sono seduti in ordine di tempo Roberto Donadoni, Filippo Inzaghi e Sinisa Mihajlovic: ebbene, per tutti e tre Palacio ha rappresentato l’indiscusso titolare della cattedra come punto di riferimento là davanti. Ed è facile capire il perché: sa giocare a calcio più degli altri, sa giocare anche più con gli altri, poi fa giocare meglio tutto il Bologna. Se questo andazzo continuerà? Sarà anche una nostra convinzione, ma almeno fino a quando don Rodrigo saprà garantire prestazioni di tale spessore sia dal punto di vista tecnico che tattico, difficilmente qualcun altro riuscirà a ritagliarsi uno spazio con continuità. 

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