Bologna, il motore dei 2000: i segreti di un club che costruisce presente e futuro
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 Bologna, il motore dei 2000: i segreti di un club che costruisce presente e futuro

I metodi di lavoro di Sartori hanno portato ad avere undici elementi nati in questo secolo
Dario Cervellati
4 min

Di rossoblù nati e cresciuti nel terzo millennio ce n'è per tutti i gusti, per tutti i ruoli. Formano già una squadra intera tra presente e futuro, in campo ed eventualmente sul mercato. Esterni offensivi, capitanati da Ndoye, terzini, centrocampisti, attaccanti (Castro e Dallinga) e persino un portiere. Una squadra intera, in totale sono undici. Sono la Italiano band, ragazzi che vogliono prendersi il mondo. Ma no, anche meno. Basterebbe un’Europa bis. Sono loro il motore del 2000 che Lucio Dalla si immaginava «bello e lucente, veloce e silenzioso». Loro invece fanno rumore. In campo, ma anche nelle trattative di mercato. Giusto ieri Di Vaio ha svelato che molti dei talenti rossoblù sono finiti nel mirino dei grandi club. L'elenco è lungo.

Bologna, tutti i giovani più preziosi in rosa

Ci sono tutti: da Benjamin Dominguez, che si è preso Bologna in pochi mesi, a Santi Castro, che la città e il suo stadio se li è incisi sulla pelle. Da Fabbian, il ragazzino cresciuto nel nome del nonno calciatore, a Cambiaghi, che ha già un conto aperto con il destino per l'infortunio al crociato di inizio stagione. Fanno un gran baccano questi figli del Bologna che verrà. Ne hanno fatto in giro per l'Europa, sgasando in casa del Benfica di Angel Di Maria e contro i vice campioni di Champions del Borussia Dortmund, e continueranno a farne in campionato e pure in Coppa Italia. Sono titolari (Holm), semi titolari (Miranda), aspiranti bomber (Dallinga), e riserve con gli occhi sognanti (Bagnolini, terzo portiere). In dieci anni Joey Saputo è riuscito a mettere insieme un binomio vincente: ambizione e competenza. Non sono soltanto gli aspetti di mercato a incidere sulle dinamiche societarie, l'intenzione è quella di produrre talenti in casa. Intanto, si acquista a prezzi contenuti, per poi rivendere, quando necessario, a prezzi elevati. Un'etica del lavoro che sta producendo una specie di modello unico, diverso da tutti, in grado di dare ad una piazza ambiziosa lo splendore che merita. Il sistema ha le sue regole. Il calcio, quello moderno, è sempre pieno di ostacoli e le sessioni di mercato sono sempre più complicati, con innovazioni tecnologiche che rendono sempre più difficile la ricerca del talento. Per questo ci si è affidati agli occhi esperti di un vecchio saggio del pallone, quel Giovanni Sartori che tutti chiamano Cobra, ma che in realtà è un uomo di sogni e prospettive. Per i conti (ma non solo) c'è l’ad Fenucci. E a raccordare tutto ecco Marco Di Vaio, l'ex calciatore che ha imparato in fretta a fare il direttore sportivo.

Bologna, il futuro è su questi nomi

Sono loro che continuano a monitorare con grande attenzione questa fascia d'età, quella dei ragazzi del 2000 che sono il presente ma per forza di cose anche il futuro. E a gennaio i dirigeni rossoblù avrebbero voluto ingaggiare un’altra promessa. Avrebbero voluto portarla a Casteldebole per farla volare, come fatto con Santiago Castro: sei mesi di apprendistato e poi il decollo. Non ce n'è stata l'occasione. La società ha dovuto così virare su giocatori già pronti all'uso, abituati al calcio italiano anche se giovani. Come Pedrola, classe 2003. Ma non per questo hanno smesso di osservare e lavorare per acquistare i cartellini di giocatori con quel tipo di profilo. Uno è Roman Vega, 21enne dell'Argentinos Juniors. Terzino, qualche presenza nella nazionale argentina under23, nel 2022-2023 si è fatto una stagione con il Barcellona B, casa di talenti, dove ti insegnano ad avere grande confidenza con il pallone. Il responsabile dell'area tecnica e il direttore sportivo stanno lavorando per riuscire a portarlo al Bologna a giugno, allungando così l'elenco dei ragazzi del 2000. 


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