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Bologna, serve anche una scossa

Leggi il commento sul pareggio in Europa League
Bruno Bartolozzi
Bruno Bartolozzi

4 min

Pubblicato il 03.10.2025, 08:51

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Pensiamo a questo: lo scorso anno la partenza in Champions, in casa, lasciò l’amaro in bocca per lo 0-0 con lo Shakhtar Donetsk. Ma gli ucraini erano oggettivamente meno competitivi del Friburgo affrontato ieri. Il bilancio delle prime due gare di coppa però resta lo stesso: un punto per il Bologna nel torneo maggiore lo scorso anno e un punto adesso nella nuova competizione (ieri prima volta al Dall’Ara di una gara di Europa League).  

Si rompe il breve incantesimo casalingo che aveva prodotto il piccolo tesoro di due vittorie consecutive in questa stagione (Como e Genoa) e, dopo il mezzo passo falso di Lecce si attendeva la scintilla che potesse dare nuova vita ad un corpo da rianimare. Italiano non ha ancora saputo collegare gli elettrodi giusti e i patemi d’animo sofferti in difesa si uniscono agli affanni di un attacco che non morde. Orsolini ha segnato il suo primo gol europeo approfittando di un errore degli avversari (e meno male), così come il Friburgo ha sfruttato un fallo di mano commesso da Castro. Senza sbagli sarebbe stato un altro zero a zero e, per somministrare una piccola dose di ottimismo, c’è da dire che la sfida fra un attacco non prolifico, quello del Bologna (5 gol fatti in campionato) e quello dei tedeschi (9 realizzati in Bundesliga) l’ha vinta proprio il Bologna. Ma questi calcoletti, se restano tali, non daranno una qualificazione in Europa League, né futuro alla squadra. E allora guardiamo le cose in una altra prospettiva.  

Il Bologna anche in questa stagione ha ricominciato da capo: è più disordinato di quello che firmò un magnifico 2025 di coppe durante la scorsa stagione (5 vittorie e 1 pareggio nelle gare disputate fra il torneo nazionale e quello europeo), non ha inserito elementi che possano trasformare il gioco in reti e forse, a questo punto, il problema è anche la carenza di gioco inteso come ordine e sviluppo di idee.  

In attacco, come detto, le cose non funzionano granché. Immobile tornerà fra un mese e non giocherà in Europa, Castro e Dallinga stentano, Bernardeschi non cambia le partite, se non rischiando di peggiorarle per effetto dei ricorrenti errori difensivi. Odgaard è tornato titolare ma non ha rappresentato l’innesco che dava profondità al reparto, grazie ai suoi guizzi improvvisi e al dialogo serrato e costante con le punte sulle quali, grazie al danese, anche il controllo avversario doveva per forza attenuarsi.  

E allora? La squadra sembra ancora imballata, la fluidità degli scambi e delle sovrapposizioni sulle fasce, che ha reso il prodotto tecnico di Italiano da copyright, è ancora piena di viscosità. Ferguson in posizione arretrata non fornisce quel contributo che con Motta aveva prodotto, assieme ai gol. Messa così ci sarebbe da infilarsi le mani nei capelli. E invece no. Il Bologna ha bisogno, come un cuore bello e palpitante, di una scossa elettrica, per ripartire e fissare il ritmo che consente ai suoi componenti vitali di essere innervati di un sangue ricco e rosso. Italiano sa che questo si otterrà con il lavoro, i tifosi sanno che devono avere pazienza, nella speranza che l’ennesimo stravolgimento, ad un certo punto, si risolva in una nuova fisionomia per poter consentire a tutti di poter essere degni protagonisti. Senza escludere riparazioni necessarie a gennaio

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