Bologna, due questioni da affrontare
Si conclude al Dall’Ara un anno trionfale per il Bologna. Dal 1964, epoca dell’ultimo scudetto, non era stato toccato questo livello per qualità di gioco e risultati (Coppa Italia vinta, finale di Supercoppa e qualificazione in Europa League). Ma il 2025 rossoblù non è stato festeggiato in modo trionfale. Anzi, la sensazione è che la squadra di Italiano, una assoluta e potente novità calcistica dal punto di vista dell’organizzazione e delle idee che propone, stia accusando una lieve flessione. L’1-1 di ieri ha mostrato diversi motivi relativi a questo appannamento.
Dopo la prima sfida fra Vincenzo Italiano e Fabio Grosso sono rimasti inalterati i quattro punti di distanza tra Bologna e Sassuolo. Anche se il Sassuolo ha giocato una gara in più del Bologna che ora è settimo. Ma i rossoblù stanno scivolando indietro e la classifica è sostanzialmente veritiera: tutte le squadre che sono avanti a eccezione della Juve (distante sei punti), devono giocare un’altra partita proprio come Orsolini e compagni.
Ci sono poi i dati. Il Bologna veniva da due sconfitte in casa, invece del riscatto è arrivato un pareggio. La squadra sta segnando poco. Tre gol nelle ultime cinque sfide, Supercoppa compresa. Ecco il bilancio: una rete con Cremonese, Lazio e Inter, zero con Juve e Napoli. Altro dato: troppi sbagli in difesa. Ieri ce ne è stato un altro decisivo, quello di Ravaglia, dopo l’ormai noto errore contro il Napoli. E due di Lucumi, che hanno portato alle conclusioni di Fadera e Pinamonti. Qui Ravaglia ci ha messo le mani, ma resta la sensazione di una coperta troppo corta. Certo, le assenze e gli infortuni pesano, ma probabilmente le due questioni (attacco e difesa) hanno bisogno di interventi nell’imminente mercato di gennaio. In attacco la questione è più complessa di quello che i numeri indicano. Intanto si aspetta il rientro al cento per cento di Ciro Immobile che comunque ha già messo il timbro sulla semifinale di Supercoppa vinta ai rigori con l’Inter. Il Bologna deve però andare oltre. Ieri Fabbian ha segnato (replicando la marcatura del febbraio del 2024 contro il Sassuolo) ed è stato il tredicesimo marcatore stagionale della squadra. Un buon segno per un lato.
Significa che il gioco di Italiano consente a tutti di diventare protagonisti in zona gol. E che comunque, anche coloro che non sono sempre titolari, si fanno trovare pronti. Ma la presenza di Fabbian ha comportato l’assenza di Odgaard nella posizione in assoluto più feconda per il gioco rossoblù. Odgaard è il calciatore in grado di operare fra le linee avversarie, di essere anche protagonista con intuizioni d vera punta e la fisicità di un lottatore d’area. Insomma uno in più. Senza di lui il Bologna perde molto. Ma non può giocare tutte le volte e il dato del gol di Fabbian, come detto, non fa che confondere ulteriormente le acque. E allora? Allora bisogna aspettare la crescita di Rowe e che le valutazioni su Dallinga e su Dominguez giungano a compimento. Non significa una conseguente bocciatura dei due. Significa semplicemente che in partita bisognerà trovare soluzioni e in allenamento lavorare su caratteristiche che rendano più produttivi l’olandese e l’argentino. Questa l’agenda del Bologna delle prossime settimane, sapendo che gennaio sarà un altro mese tostissimo nel quale altre sentenze saranno presto emesse. Contribuiranno, a cominciare dalla Europa League, a definire la nuova identità dei rossoblù. Il Sassuolo d’altra parte ha mostrato qualità. È priva dei timori che una squadra che si è riappropriata della categoria potrebbe mostrare. Qui un dato ci viene in soccorso: proprio al Dall’Ara, al termine del miglior periodo della squadra bolognese, il Sassuolo ha mantenuto un equilibrio di risultati che la dice lunga. Quattro successi a testa e due pari. Insomma c’è da essere soddisfatti del lavoro di Grosso.
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