Bologna, un conto salato

Leggi il commento sulla squadra di Italiano dopo il ko contro il Genoa
Bruno Bartolozzi
Bruno Bartolozzi

5 min

Pubblicato il 26.01.2026, 09:17

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La difesa rossoblù è malata. C’è una epidemia in atto, va debellata. Anche ieri una serie di errori: da Skorupski sull’espulsione (a prescindere dalla correttezza della decisione di Maresca), a Ravaglia in occasione dell’1-2, a Casale in occasione del 2-2. E poi nel finale quando Messias è stato lasciato libero di effettuare il colpo da biliardo. Il Bologna subisce gol ininterrottamente da sedici gare consecutive, coppe comprese. L’ultimo portiere ad uscire imbattuto è stato Ravaglia a Udine, lo scorso 22 novembre. 

Si prendono gol da fuori, da vicino, da palle inattive e addirittura da fallo laterale. Non solo: il Bologna - si lamentava Italiano a commento della partita di Europa League - va in svantaggio troppo spesso (prima di ieri la statistica diceva nove volte nelle ultime undici gare). Ma quando non le prende per primo, allora subisce le rimonte. In campionato siamo arrivati addirittura a undici punti persi in queste circostanze (Lecce, Fiorentina, Sassuolo, Como e Genoa). Addirittura in quattro occasioni dopo il 90'. 
Neanche a dire che nella gara di ieri Italiano le ha sbagliate tutte e De Rossi tutte le ha invece indovinate, perché l’andamento dell’incontro non ha detto proprio così. Nel primo tempo il Bologna ha avuto in mano gioco e risultato. Solo che nei cambi il tecnico romano ha avuto materiale da spendere, mentre, ed è il nodo della questione, la rosa del Bologna non consente a Italiano cambi di passo, neppure per tamponare una situazione improvvisamente emergenziale. Insomma il Bologna non è il Celtic che ha saputo affrontare giovedì scorso al Dall’Ara un’ora di inferiorità numerica molto meglio di quanto fatto da Freuler e compagni a Marassi. Non solo per il risultato finale, partito ugualmente dallo 0-2 per la squadra in trasferta. Il problema quindi è la difesa, ma anche la testa della squadra. 
Il Bologna di questo periodo, è ormai chiaro, non sa gestire le difficoltà. Per questo appare la salvatrice delle anime in pena. Non solo: non sferra mi il colpo di grazia. Ha generosamente offerto tre punti casalinghi alla Fiorentina che subito dopo ha pensato di restituirli al Cagliari, ha consegnato i tre punti di ieri al Genoa. È rimasto imbrigliato dal Celtic, non esattamente un euro-team. 
Nonostante le reti segnate - ieri è tornato a far gol Ferguson in campionato dopo circa un anno e con un tiro da fuori - la squadra di Italiano davanti non punge. Ciro Immobile ha dato qualche timido segnale di risveglio, strappando un paio di palloni agli avversari e offrendo due passaggi in zona chiave. Ma ancora non si prende la responsabilità del tiro risolutore perché, come accade ad una certa età, per sferrare il colpo da ko, la prima punta ha bisogno di centimetri e centesimi di secondo da mettere davanti e prima degli avversari dentro l’area. Dallinga non ha fatto molto meglio. E ancora una volta sulle fasce, zona eletta da Italiano a dominio strategico, si è avuto il predominio degli avversari. 
La sconfitta di ieri mette in crisi i fondamentali del gioco e della filosofia di Italiano. Il futuro e gli obiettivi ancora da raggiungere (la qualificazione ai playoff di Europa League intanto è stata centrata) dipendono da quanto i calciatori, lo staff e la società, riusciranno a cambiare. Il Bologna non riesce ad assommare prestazioni energiche veloci e lucide per più di 45 minuti. Mai in due gare consecutive. È una rosa dal fiato corto. I mesi di dicembre e gennaio, temuti per la straordinaria frequenza e intensità di impegni, hanno presentato il conto. E non ci si aspettava fosse così salato. Manca ancora poco alla fine del mercato: qualche soluzione deve venire da lì. Il resto lo deve fare la coscienza, la concentrazione e la capacità di recupero di un gruppo blando. Serve l’antico furore, c’è bisogno dell’energia venuta meno. E questo è lavoro di campo. Italiano e lo staff diano le soluzioni. 

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