Bologna, la svolta tattica di Italiano regala equilibrio e sicurezza
È una regola di vita, non solo del calcio, sempre consigliabile da rispettare nei giorni complicati, quando fuori fa freddo e tira vento forte o quando per una squadra il campo diventa troppo lungo e fai fatica a coprirlo per intero. Nel primo caso ti chiudi bene per ripararti dagli spifferi e non esci fuori in giacca e scollato se non vuoi ammalarti o ammalarti ancora di più se già la salute è cagionevole, nel secondo ti abbassi almeno in parte, facendo più densità in mezzo al campo non fosse altro per proteggere di più e meglio i difensori, ai quali è sempre opportuno, e ancora maggiormente lo è quando mancano i risultati, che arrivino palloni già lavorati e non ancora del tutto da lavorare, altrimenti finiscono per essere dolori. Come lo sono stati in questi ultimi due mesi per il Bologna. Dove vogliamo arrivare è facile, e va dato merito a Italiano che, pur non snaturando quelli che sono i suoi principi di calcio, è andato incontro alle esigenze dei calciatori, avendo capito dopo essersi confrontato più volte con loro come avessero necessità di ritrovare quelle sicurezze che piano piano avevano smarrito. Di conseguenza cosa ha fatto? Da allenatore intelligente qual è ha aggiunto alla squadra un centrocampista in più a scapito del trequartita, nonostante che a palla agli altri il calciatore rossoblù in questione diventasse già una mezzala per dare una mano ai compagni.
La controsvolta tattica
Ora, fino a che punto questa scelta possa essere pesata a Italiano non lo sappiamo, tenendo anche presente come Odgaard dietro alle punte nel 4-2-3-1 avesse rappresentato un’autentica svolta nel campionato passato, ma nel calcio non c’è mai niente di definito e di definitivo, perché ci sono periodi più o meno lunghi nel corso dei quali la squadra può supportare e sopportare un certo sistema di gioco e altri che proprio non riesce a digerire. O perché gli avversari ti hanno studiato e preso le contromisure, o perché per un motivo o per un altro devi essere solo più corto, compatto ed equilibrato sul campo. Ma a questo punto va fatta una sottolineatura molto importante anche per dare a Jens quello che è di Jens: guai a buttargli la croce addosso, qua è solo una questione di caratteristiche tecniche e tattiche, perché come nel campionato passato in quel Bologna era fondamentale che giocasse uno con le caratteristiche più da attaccante che da centrocampista, ora come ora è necessario più del contrario, e cioè che la squadra ha più bisogno di un calciatore con le caratteristiche del centrocampista che del trequartista.
Jens in cantiere
Detto che sarà molto indicativa in questo senso Bologna-Udinese di lunedì per verificare se questa regola vale anche al Dall’Ara diventato con il tempo terreno di conquista, è inutile nascondere come in queste ultime partite Freuler più i due interni abbiano garantito maggiore copertura e filtro al Bologna, senza tuttavia togliergli peso, spessore e occasioni dar rete nella fase di attacco. Italiano può contare su tre rossoblù (oltre a Freuler e Moro) capaci di lavorare sia da centrocampisti che da trequartisti, stiamo parlando di Sohm, Pobega e Ferguson, ma rendendosi conto delle qualità tecniche e della bravura nelle letture del gioco di Odgaard, ecco che lo ha messo di nuovo in cantiere per costruirlo anche da mezzala, dopo averlo trasformato con successo e grandi profitti da attaccante a trequartista.
