Kiliçsoy esclusivo: "Cagliari, non abbiamo limiti. Yildiz un amico, dopo la vittoria sulla Juve ci siamo parlati"

Dalla Turchia alla Sardegna tra Agüero, Güler, Montella e Immobile: il giovane talento di Pisacane si racconta per la prima volta
Giulia Mazzi

Il gol al Torino è quasi un «numero da circo», come ha detto Pisacane: dribbling, tiro, velocità, potenza. C’è tutto per farne il prossimo campione di equilibrismo della Serie A. L’artista in questione è turco, ha 20 anni e i sogni li tiene tutti in bella vista, che nel cassetto rischiano di prendere polvere. Se qualcuno ancora non si fosse accorto di Semih Kiliçsoy, ci ha pensato lui a presentarsi senza bisogno di tante parole. L’italiano, così come l’inglese, lo sta ancora studiando ma la luce che ha negli occhi non ha bisogno di traduzioni. Semih ha un sorriso timido e maniere educate ma l’atteggiamento è deciso, di chi ha idee chiare e obiettivi importanti. E ha intenzione di perseguirli con determinazione e consapevolezza.

Partiamo dalla fine, quel gol pazzesco al Torino.

«È stato un momento molto bello, emozionante, una rete che sento mia in tutto e per tutto».

C’è chi dice che lei fa solo gol belli.

«Effettivamente è vero».

I compagni sono corsi tutti ad abbracciarla: si è ambientato in fretta?

«Mi sono sentito parte di una grande famiglia fin da subito. Sono uno dei pochi stranieri in un gruppo con molti italiani ma questo aiuta a integrarti più in fretta. Ogni giorno Cagliari mi fa sentire tutto il suo affetto».

Con chi ha legato di più?

«Tutti, dal mister ai compagni, mi stanno dando un grande supporto».

Mezza Europa la seguiva la scorsa estate, come mai ha scelto Cagliari?

«Le impressioni sono state molto positive fin da subito, soprattutto con l’allenatore e il presidente. Questo ha fatto la differenza e ho capito che per me sarebbe stata l’esperienza giusta per crescere».

A proposito di Pisacane, uno che di giovani ne sta lanciando tantissimi, di lei ha detto: «Penso di avere tra le mani un grandissimo talento, quello che fa negli spazi stretti in allenamento è roba da circo». Cosa risponde?

«Lavorare insieme mi ha subito motivato, lui è sempre stato molto diretto con me, mi parla chiaro. Mi dà tanti consigli, è quasi un fratello maggiore, una guida preziosa».

Cosa può fare questo Cagliari?

«Con questa società, questo gruppo e questo tecnico non ci sono limiti. Ci sono tutti gli ingredienti per toglierci qualche soddisfazione, a partire dalla salvezza che è l’obiettivo principale».

Soddisfazioni come battere la Juventus del suo amico Yildiz.

«Ci siamo parlati dopo la partita ma niente sfottò! Abbiamo parlato della gara e della vita in Italia. Ci conosciamo da tanti anni e ci sentiamo spesso, abbiamo un bel rapporto».

Ci sono sempre più calciatori turchi in Italia: oltre a lei e Kenan, il leader Çalhanoglu, poi Çelik, Vural...

«Il calcio turco sta crescendo. Nonostante le difficoltà che la Serie A pone, anche i calciatori turchi si stanno affermando sempre di più».

Lei non sembra particolarmente in difficoltà, però.

«Quello italiano è uno dei campionati più difficili al mondo, per caratteristiche tecniche richieste, per conoscenze che devi avere nelle due fasi. C’è bisogno di tempo per ambientarsi».

C’è qualcuno che l’ha aiutata nella scelta?

«Sì, parlo spesso con Inler, il ds dell’Udinese: siamo stati compagni al Besiktas, mi ha dato un po’ di consigli. Per me lui è un punto di riferimento».

Lei è il primo giocatore turco del Cagliari, che effetto fa?

«Un grande senso di responsabilità e anche soddisfazione».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Cagliari

La chiamano spesso il nuovo Güler, ma anche baby Agüero.

«Arda lo conosco, è un grande calciatore ma io sono io. I paragoni lasciano il tempo che trovano: io ho i miei obiettivi, lavoro per me stesso e per il mio miglioramento».

A chi si ispira?

«Cristiano Ronaldo, Lautaro Martinez e anche Agüero».

Domani affronterà la Fiorentina, una sfida salvezza?

«Sarà uno scontro diretto, è vero, però allo stesso tempo abbiamo visto com’è andata con la Juve... Mi sento positivo, questa è la mia mentalità: approccio tutte le partite allo stesso modo, sia con una squadra di prima fascia sia con una che sta lottando per la salvezza».

A Firenze ritroverà Ndour, suo ex compagno al Besiktas.

«Siamo stati insieme per poco, non ci sentiamo da un po’ ma c’è un bel rapporto. Vedremo dopo la gara». Ride.

Un altro suo ex compagno di squadra in Turchia che ritrova in Serie A è Immobile.

«Giocatore fortissimo. Averlo vicino mi ha fatto crescere tanto, mi sono trovato molto bene con lui anche a livello personale. Sarà un piacere incontrarlo di nuovo».

Era il 2024 e quell’anno Van Bronckhorst la spostò a sinistra in attacco.

«È stato un momento difficile per me, per tanti motivi, ma mi sono adattato anche in quel ruolo».

Saltarono presidenti e allenatori, quell’anno.

«Ogni allenatore che arrivava cambiava tutto, è stata una stagione complicata e non ne ho un buon ricordo».

Come ha iniziato a giocare al calcio?

«La mia famiglia è molto appassionata, l’idea è nata anche grazie alla loro spinta. In Turchia si vive per il calcio, è lo sport più seguito».

Lei non è molto social ma su Instagram ha una foto insieme ai suoi genitori. Siete molto uniti?

«Moltissimo, sono legatissimo a mio padre Senol e mia madre Aysel: sono la mia fonte di ispirazione e il mio punto di riferimento. Vivono a Istanbul ma li sento sempre vicini. Una volta sono venuti anche a trovarmi qui in Sardegna e vogliono tornare presto».

Cosa le manca della Turchia?

«La mia città, Istanbul».

Piatto preferito?

«Qualsiasi cosa cucinata da mia madre. In Italia, il risotto».


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Le piace Cagliari?

«Molto, sento tantissimo l’affetto delle persone».

Come va con lo studio dell’italiano?

«Non è semplicissimo ma mi sto applicando. Già noto un miglioramento, avere tanti italiani in squadra mi aiuta».

E col sardo?

«Quello è il livello successivo. Ci lavoreremo» (ride).

Cosa sogna per lei?

«Migliorarmi, conquistare la nazionale. E affermarmi come Semih Kilicsoy. Come oggi dicono che io sono il nuovo Güler, vorrei che un giorno si dica a un giovane: “Lui è il nuovo Kilicsoy”».

Ha già avuto tanti allenatori importanti: chi le ha lasciato di più?

«Ognuno mi ha fatto crescere. Sono molto felice ora del rapporto con Pisacane, poi ho un bel ricordo di Gunes che ho conosciuto a inizio carriera al Besiktas. E anche il ct Montella, che sento spesso».

Lei è il capitano della Turchia Under 21 ma con lui ha già esordito con la nazionale maggiore.

«La nazionale è un mio obiettivo e voglio provare a esserci e diventare un punto di riferimento».

Come l’Italia, anche la Turchia dovrà passare dal playoff per andare ai prossimi Mondiali.

«Ce la faremo. E sono positivo anche per l’Italia. L’affrontai a Bologna un paio di anni fa, la mia prima presenza con la nazionale maggiore. Sì, l’Italia era proprio nel mio destino».

Dopo l’Italia, obiettivo Stati Uniti. Per imparare l’inglese c’è ancora un po’ di tempo.


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Il gol al Torino è quasi un «numero da circo», come ha detto Pisacane: dribbling, tiro, velocità, potenza. C’è tutto per farne il prossimo campione di equilibrismo della Serie A. L’artista in questione è turco, ha 20 anni e i sogni li tiene tutti in bella vista, che nel cassetto rischiano di prendere polvere. Se qualcuno ancora non si fosse accorto di Semih Kiliçsoy, ci ha pensato lui a presentarsi senza bisogno di tante parole. L’italiano, così come l’inglese, lo sta ancora studiando ma la luce che ha negli occhi non ha bisogno di traduzioni. Semih ha un sorriso timido e maniere educate ma l’atteggiamento è deciso, di chi ha idee chiare e obiettivi importanti. E ha intenzione di perseguirli con determinazione e consapevolezza.

Partiamo dalla fine, quel gol pazzesco al Torino.

«È stato un momento molto bello, emozionante, una rete che sento mia in tutto e per tutto».

C’è chi dice che lei fa solo gol belli.

«Effettivamente è vero».

I compagni sono corsi tutti ad abbracciarla: si è ambientato in fretta?

«Mi sono sentito parte di una grande famiglia fin da subito. Sono uno dei pochi stranieri in un gruppo con molti italiani ma questo aiuta a integrarti più in fretta. Ogni giorno Cagliari mi fa sentire tutto il suo affetto».

Con chi ha legato di più?

«Tutti, dal mister ai compagni, mi stanno dando un grande supporto».

Mezza Europa la seguiva la scorsa estate, come mai ha scelto Cagliari?

«Le impressioni sono state molto positive fin da subito, soprattutto con l’allenatore e il presidente. Questo ha fatto la differenza e ho capito che per me sarebbe stata l’esperienza giusta per crescere».

A proposito di Pisacane, uno che di giovani ne sta lanciando tantissimi, di lei ha detto: «Penso di avere tra le mani un grandissimo talento, quello che fa negli spazi stretti in allenamento è roba da circo». Cosa risponde?

«Lavorare insieme mi ha subito motivato, lui è sempre stato molto diretto con me, mi parla chiaro. Mi dà tanti consigli, è quasi un fratello maggiore, una guida preziosa».

Cosa può fare questo Cagliari?

«Con questa società, questo gruppo e questo tecnico non ci sono limiti. Ci sono tutti gli ingredienti per toglierci qualche soddisfazione, a partire dalla salvezza che è l’obiettivo principale».

Soddisfazioni come battere la Juventus del suo amico Yildiz.

«Ci siamo parlati dopo la partita ma niente sfottò! Abbiamo parlato della gara e della vita in Italia. Ci conosciamo da tanti anni e ci sentiamo spesso, abbiamo un bel rapporto».

Ci sono sempre più calciatori turchi in Italia: oltre a lei e Kenan, il leader Çalhanoglu, poi Çelik, Vural...

«Il calcio turco sta crescendo. Nonostante le difficoltà che la Serie A pone, anche i calciatori turchi si stanno affermando sempre di più».

Lei non sembra particolarmente in difficoltà, però.

«Quello italiano è uno dei campionati più difficili al mondo, per caratteristiche tecniche richieste, per conoscenze che devi avere nelle due fasi. C’è bisogno di tempo per ambientarsi».

C’è qualcuno che l’ha aiutata nella scelta?

«Sì, parlo spesso con Inler, il ds dell’Udinese: siamo stati compagni al Besiktas, mi ha dato un po’ di consigli. Per me lui è un punto di riferimento».

Lei è il primo giocatore turco del Cagliari, che effetto fa?

«Un grande senso di responsabilità e anche soddisfazione».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Cagliari
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Kiliçsoy esclusivo: "Cagliari, non abbiamo limiti. Yildiz un amico, dopo la vittoria sulla Juve ci siamo parlati"
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La chiamano spesso il nuovo Güler, ma anche baby Agüero.
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