Fabregas prima di Como-Fiorentina: "24 ore per recuperare nel calcio di oggi sembrano una cazzata, ma..."
Il Como in campo ogni 60 ore tra questa e la prossima settimana? Fabregas è chiaro: "È difficile. Capisco sia difficile gestire tutto, giudicare quando non si è dentro chi organizza i calendari è complicato. Ma per le squadre, questioni di logistica… Mi piace questo hotel a Napoli, ma non c'è spazio o ci sono poche camere. Non c'è una programmazione chiara, è molto disturbante e cambia tante cose. Io sono preparato per domani, questo non è un lavoro nostro ma ovviamente mi piacerebbe sapere già tutto prima. Senza diversità. Oggi nel calcio 24 ore sembra una cazzata ma è tanto per un recupero fisico di un giocatore".
Fabregas prima di Como-Fiorentina: "Tutti disponibili tranne Goldaniga e Diao
Dichiarazioni rese alla vigilia della sfida al Sinigaglia contro la Fiorentina: "Domani è la partita più importante della stagione. Noi dobbiamo provare a vincere domani e poi preparare il Milan. Sono tutti disponibili per giocare tranne Goldaniga e Diao, che ieri hanno iniziato a lavorare con la squadra per una parte dell'allenamento. Diao per la partita con il Lecce o la partita di Coppa Italia potrebbe tornare, potrebbe essere la data giusta. Così come Goldaniga. Morata? Due giorni prima di Napoli ha sentito qualcosa dopo l'adduttore, io non voglio prendere nessun rischio. Se devono perdere una partita o due meglio rispetto a 4, 5, 6 settimane. La Fiorentina? Ci sono tanti cambiamenti rispetto alla sfida di Coppa Italia. Grande squadra, grande allenatore, oggi abbiamo preparato bene la partita, siamo convinti di quello che vogliamo fare".
Fabregas: "Mi sento italiano perché il calcio italiano è il mio calcio"
Fabregas si vorrebbe come allenatore? La risposta: "Penso che abbiamo dei grandissimi giocatori, Sergi Roberto, Caqueret, Perrone hanno caratteristiche per il calcio che voglio io. Io sono un grande fan del centrocampo, Nico e Martin sono sempre coinvolti nella costruzione. La cosa più importante per me è quello che vogliamo fare il calcio, per me questo è sempre abbastanza". Poi un passaggio sull'emozione di portare la fiamma olimpica: "Se sono a Como, mi sento italiano. Il calcio italiano è il mio calcio. Lo sento così. Se un giorno lavorassi in Russia, mi sentirei così. Voglio imparare la lingua, la storia, per imparare con molta più passione. Dico la "nostra" gente per come mi trattano, se rimarrò qui 10 anni o un giorno o tutta la vita".