Il modello Fabregas
Il Milan è fuori. Incredibilmente fuori. La Juve è fuori. Inevitabilmente fuori. La Roma è dentro. Miracolosamente dentro. Ma soprattutto è in Champions per la prima volta nella storia il Como che da due anni sta mostrando come si fa calcio a chi non sembra avere intenzione di prendere appunti.
In sintesi: servono una proprietà con le risorse abbondanti ma nessuna intenzione di scialare; un presidente con le idee chiare e una comunicazione originale e diretta; un allenatore sempre centrale; un direttore sportivo che ne condivida le idee e porti i giocatori con le caratteristiche adatte al calcio della guida tecnica. Il prodotto finale? Nessun contrasto interno, qualche eccesso di Fabregas ma solo in partita e gioco e gol e punti, tanti punti.
Con il Como in Champions non ci siamo fatti mancare proprio nulla. All’ultima giornata abbiamo ritrovato anche gli scontri prima del derby di Torino, un ferito in codice rosso e i tifosi della Juve che hanno chiesto di non giocare, la partita ritardata di un’ora, la contemporaneità saltata e insomma abbiamo fatto bingo. Senza ritirare la vincita però: non era prevista, siamo abbonati alle sconfitte ormai.
Ricorderemo la stagione 2025/26 come quella della nostra esclusione da tutto - Mondiale, la terza di fila, coppe europee -, delle polemiche col tennis, dell’inchiesta sugli arbitri, dell’AIA decapitata, del commissariamento invocato da più parti.
Ottimi ricordi conserverà l’Inter che s’è vista riconoscere tutti i meriti possibili anche da Antonio Conte.
E ricorderà l’impresa di Gasperini il tifoso romanista: con una squadra decisamente imperfetta, costruita male e corretta con l’arrivo a gennaio di Malen, è riuscito a garantire otto partite nobili e milioni a un club che sotto la gestione Friedkin non le aveva mai frequentate. La Roma ha evidenziato i propri limiti anche nelle ultime due uscite, quelle decisive, ma ha trovato la forza per prendersi ciò che voleva anche grazie al rientro di Dybala, decisivo in entrambe le occasioni e prossimo al rinnovo.
Proprio nei giorni in cui si sta materializzando l’addio di Giorgio Furlani, il padre di tanti contrasti interni, Allegri ha invece fallito il principale obiettivo stagionale perdendo addirittura a San Siro dal Cagliari e rimettendo in discussione il suo futuro a Milano. Stimandolo infinitamente, vorrei trovare le parole per difenderlo eppure stavolta non ci riesco: era tutto apparecchiato, ma la tavola s’è nuovamente rovesciata. La squadra non ha avuto la capacità di affrontare la pressione di San Siro e i fischi finali sono stati giustissimi. In sostanza è mancato il vero Max.
Spalletti il suo l’ha fatto, ma non è bastato. Ha perso punti nella fase decisiva rendendo quasi inutile il lavoro precedente, visto che alla società mancheranno i milioni che avrebbero potuto rendere più agevole la costruzione della squadra del prossimo anno.
Siamo in un mondo povero e spietato e bisogna essere spietati per difendersi.
