Commisso: “Mai più cori sull'Heysel e su Scirea"
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Commisso: “Mai più cori sull'Heysel e su Scirea"

Il presidente della Fiorentina parla di tutto e manda un messaggio forte e chiaro a pochi giorni dalla sfida con la Juve

Appena sotto Pelè e Chinaglia c’è una foto in bianco e nero del ’70 con ventidue giocatori della Columbia University. «Questo è cinese, questo è messicano, e poi uno angolano, un altro africano, questo sono io…. Nessuno di noi ha mai pensato di escludere l’altro per le origini o il colore della pelle». L’Attimo fuggente di Rocco Commisso comincia al primo piano della sala conferenze, nel quartier generale di Mediacom, dove il proprietario della Fiorentina sfiora con l’indice i volti ritratti dei suoi vecchi compagni di squadra. Sulle pareti immagini dei Cosmos, una sciarpa viola, il drappo con le quattro contrade del calcio storico. Oltre la vetrata si estende la campagna con ettari di verde e laghetti a un’ora da New York, cascate d’acqua e il campo di sabbia dove i suoi dipendenti giocano a bocce nella pausa pranzo. E’ un luogo iconico e laconico: all’ingresso, come ogni lunedì, mettono rose rosse e piante di ginger. E’ tutto ovattato e ordinato. Incontrare Commisso nel suo regno, a migliaia di chilometri di distanza da Firenze e alla vigilia della partita che racchiude la sua vita, Fiorentina-Juventus, è un modo per cercare di capire chi sia davvero Imprenditore Rocco Commisso, classe 1949, è nato a Gioiosa Ionica in Calabria per poi emigrare a 12 anni negli Usa, dove ha saputo diventare uno degli imprenditori più ricchi del Paese, fondando Mediacom, colosso dei servizi via cavo degli States. Tra i suoi asset ci sono i Cosmos di NYC, e ora la Viola quest’uomo e cosa abbia in mente di fare nel calcio. Ma anche cosa si aspetti lui da Firenze. Commisso si presenta con passo giovanile, giacca turchese su polo bianca, pantaloni e mocassini chiari. Come spilla, il giglio. «Questa bellissima sede l’ho creata dal nulla in due anni», spiega con orgoglio, allargando le braccia a contenere tutto il panorama che si apre dalla terrazza.

Per ricostruire la Fiorentina, presidente, quanto tempo pensa di impiegare?
«Stiamo lavorando, ciò che abbiamo fatto sul mercato è solo il primo passo».

Una parte dei tifosi è rimasta delusa. Che cosa le ha insegnato questo primo periodo?
«Ho scoperto il potere degli agenti, la fragilità delle trattative. Volevamo De Paul, Raphinha, De Rossi, Nainggolan. Il prezzo per i primi due non era quello che ritenevamo giusto. So cosa pensa la gente, ma io sono stato chiaro fi n da subito. Non ho promesso la Champions, vogliamo fare meglio dell’anno scorso. Tra entrate e uscite siamo lì, abbiamo aumentato il monte ingaggi a 50 milioni ma è poco. Con il nostro fatturato non puoi spendere 230 milioni, devi cambiare quel meccanismo e aumentare i ricavi». [...]

Intanto sabato c’è Fiorentina-Juventus, che a Firenze considerano “la” partita.
«Sarà dura, molto dura, ma sono convinto che vedremo una grande Fiorentina. Mi aspetto uno stadio pieno e bellissimo, pieno e civile».

Lei non usa il termine civile a caso. Che cosa pensa dei cori sull’Heysel?
«Non voglio più sentirli né sull’Heysel né su Scirea. Si va contro i miei principi. E non voglio più neanche quelli contro il sud. Io sono calabrese, Joe Barone è siciliano, Montella è napoletano, attaccare i meridionali è attaccare noi. Non so chi abbia fatto quei cori, non li conosco, ma non voglio più sentirli. Ai leader della Fiesole dico: controllate i pochi che lanciano quelle urla. La Fiorentina è di tutti, mia, dei tifosi e della Fiesole. Quei cori e la violenza no».

Leggi l'intervista completa sul Corriere dello Sport-Stadio in edicola

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