Fiorentina, un nuovo ruolo per Bove: e se fosse un trequartista?© Getty Images

Fiorentina, un nuovo ruolo per Bove: e se fosse un trequartista?

Una posizione insolita per l’ex giallorosso che finora ha sempre agito da mezz’ala
Niccolò Santi
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FIRENZE - La partita di Edoardo Bove contro la Lazio restituisce un dettaglio su tutti: il nuovo abito che gli ha cucito addosso Raffaele Palladino. Quello di trequartista. Nel corso della ripresa c'è stato un momento nello specifico in cui l'ex Roma si è posizionato in mezzo a Colpani e Gudmundsson dietro a Kean, diventando di fatto un attaccante aggiunto. Un ruolo insolito che non lo ha esaltato particolarmente per quanto la sua prova abbia meritato la sufficienza piena. Ma d’altra parte lo stesso Bove ha dichiarato in conferenza stampa di preferire l’impiego in veste di mezzala: «Ma anche il ruolo che mi ha ritagliato il mister mi piace. Io mi metto a disposizione dell’allenatore: siamo tanti giocatori nuovi con caratteristiche diverse, dove la duttilità è interessante».

Bove, un cammino virtuoso

Il classe 2002 non si preclude nulla, insomma. Ben consapevole che come una rondine non fa primavera, non può bastare una vittoria per essere certi di avere imboccato un cammino virtuoso. Tanto che quando gli è stato chiesto se il trionfo con la Lazio potesse rappresentare una svolta, Bove si è avvalso della propria (abbondante) intelligenza dribblando banalità e approssimazione: «Ci vado cauto con queste espressioni... Sicuramente sarebbe stato un problema non vincere. La cosa più importante è che non dobbiamo mai disunirci e lo abbiamo dimostrato: se ognuno di noi ha questo spirito diventa tutto più semplice». L'importante, a detta sua, è trovare l'amalgama con tranquillità, assimilando i concetti di Palladino: «Alcuni meccanismi vanno imparati a memoria. A volte ci vuole più coraggio e spensieratezza».

Bove ama gli antichi valori

Del nuovo giocatore viola colpisce la sagacia quanto la concezione anacronistica del calcio. Quello fatto di passione e attaccamento, quello degli Antognoni, Totti e Maldini. Quello dei valori ormai prescritti e delle storie che valgono più dei trofei. «Si dice che non ci sono più le bandiere e non è solo colpa dei giocatori, la cosa mi fa ridere perché le società guardano ai loro interessi senza scrupoli - le parole di Bove scaricato dal club che l'ha cresciuto, la Roma, e del quale avrebbe sognato di diventare un simbolo - ma non c'è nulla di male, se ne prende atto» la chiosa di un ragazzo disincantato ma ancorato al presente, che si chiama Fiorentina.


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