Kean e Gudmundsson, la Fiorentina ha due guai in più

Moise, tanto impegno e zero gol: 14 tiri su 17 fuori. L’islandese senza sussulti: non inventa niente. Ci sono dei casi individuali per Pioli
Francesco Gensini
4 min

La medaglia ha sempre due facce. Questa ha Moise Kean su una e Albert Gudmundsson sull’altra, metafora che metafora non è, perché le due facce raccontano una storia differente eppure uguale: alla Fiorentina manca come l’aria il contributo dei suoi due calciatori più qualificati e rappresentativi. Di gol, di assist, di soluzioni offensive, di peso specifico e forza, di spinta emotiva e fisica, e mettendo tutto insieme quello che non c’è è difficile dare una spiegazione differente ai tre punti in classifica della squadra viola.  

Kean non si sblocca: i numeri

Nessuna patente di colpa, è solo un dato di fatto oggettivo, inequivocabile, confortato dal più oggettivo dei pareri che sono i numeri, però con un distinguo ben preciso: almeno Kean ci sta provando. Il problema per la Fiorentina è che gli esiti sono quelli che sono: nulli. Prendiamo Pisa: due gol tolti per fuorigioco (“vizio” che aveva e che continua ad avere) più almeno quattro tiri verso la porta di Semper, compreso quello al minuto 92 e rotti con un sinistro alto che in altri periodi e con altra scia di buonasorte magari avrebbe fruttato tre punti insperati e immeritati (è successo), per dire quanto il centravanti violazzurro ci sta provando ma con una ricompensa che gli sembrerà non pari all’impegno. Certo, che se su 17 tiri totali (fonte sito Lega Serie A), 14 vanno fuori dai pali, è arduo sperare in una ricompensa diversa. Questione di mira? Non solo. Ci sono un (non) gioco che non l’aiuta e la connessione ancora da trovare con il compagno di turno là davanti, anche se gli spazi se li va a prendere comunque a prescindere da chi ha accanto e il Pisa lo dimostra, o forse serve una scintilla e basta per far scoppiare un incendio di gol. Intanto, l’anno scorso a questo punto era a 4 reti (2 in Conference e 2 in campionato), poi per un mese in Serie A non ha visto la porta avversaria salvo infine sbloccarsi con una super doppietta alla Roma a fine ottobre (domenica giallorossi al Franchi…): se stavolta accade il contrario la Fiorentina festeggia e va.

Il caso Gudmundsson per Pioli

Specie se qualcosa del genere riguarda anche Alberto Gudmundsson, lui sì un “caso” e la “responsabilità” è tutta sua. Di essere un calciatore con qualità superiori, di avere idee e piedi che possono fare la differenza, di poter decidere l’andamento delle partite con le sue accelerazioni. Questo aveva fatto vedere a Genova e questo aveva convinto Commisso a investire 28 milioni potenziali che alla fine, complici una prima stagione già non pari alle aspettative e la mano allungata del Genoa, sono diventati 19 per assicurarselo in maniera definitiva. Ripagati in parte piccola la scorsa stagione dall’islandese (24/6 in campionato, 8/2 in Conference League) facendo lo slalom tra infortuni e beghe personali (che non sono finite), mentre in questa finora ha avuto un unico sussulto nel 3-0 al Polissya, a cui va aggiunto il cross-assist per Mandragora a Cagliari. Poco, troppo poco. Perché Gud fa una fatica enorme a entrare nell’azione viola (a Pisa mai entrato), raramente corre in avanti col pallone, non crea superiorità numerica con il dribbling sul marcatore, non inventa, spesso ha una posizione indefinita in campo. Insomma, questo non può essere il vero Gud: altrimenti, è stata un’allucinazione collettiva


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